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Alla caccia delle mini statue in giro per Budapest

la stranissima mostra delle ministatue di Mihail Kolodko che appaiono inaspettate nelle piazze di Budapest…

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Mozart.Ungvar

La soluzione del mistero del post precedente del blog va cercata nel cuore del quartiere ebraico, là alle spalle della sinagoga ortodossa, dove la movida dei turisti si trasforma nei locali alternativi dei veri budapestini in gamba, in via del Noce, nella galleria Kahan insieme a una dozzina di statue dello stesso scultore, l’ormai mitico Mihàly Kolodko, scultore ucraino – ungherese (o per meglio dire ruteno, di quella assurda regione che in ungherese chiamasi Karpatalia, per noi Transcarpazia (od Oblast Zakarpattia se vi piacciono i nomi russi) che è stata parte di qualcosa come di 6-7 stati in meno di un secolo (Austria Ungheria, Cecoslovacchia, Repubblica dell’Ucraina Carpatica, Ungheria, URSS, Ucraina) il cui capoluogo, è Ungvar (Uzhgorod in ungherese).

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Le statue sono bellissime e divertenti (ma nn grottesche, è solo per esaltarne il carattere afferma l’autore), legate alla storia della città e al punto dove sono lasciate, ognuna ha in mano un oggetto che lo identifica (c’è persino un Napoleone forchetta in mano.. che in Subcarpazia napoleone è il nome di un dolce!) e ogni volta è una gioia, una corsa al primo che si accorge di qualcosa di nuovo in città..

Kolodko è autore già affermato, e di lui potete ammirare la grande statua al pittore Roskovics vicino al ponte delle catene, ma si è fatto un nome semplicemente disseminando di ministatue, si, proprio alte una decinaquindicina di centimetri al massimo la sua città natale.

Racconta in intervista a Fidelio: Le piccole dimensioni mi fanno sentire infinitamente libero: nn ho un committente, sono io a decidere che cosa rappresentare, nn ho un tempo di consegna, né un posto assegnato per la statua” nn ha un finanziatore e della decina di copie che prepara neanche una è in  vendita, accetta doni in natura (bronzo o altro materiale) e commesse più grandi.

Jon Lord
Jon Lord

John.Lord.Ungvar

la mostra chiude i battenti il 17 novembre, nella galleria Kahan, Kisdiofa u. 15, ma la caccia alle ministatue in città è sempre aperta.. (a Bp ce ne sono una ventina!)

Delle ministatue venute direttamente dalla Subcarpazia esposte nella galleria Kahan la più bella è un Jon Lord (fondatore dei Deep Purple) con gli occhialoni in cima a un pilone, passione rockettara personale dello scultore e legame abbastanza flebile con la realtà locale (i dischi dei Deep Purprle arrivavano illegalmente in URSS dall’Ungheria), ma ecco Andy Warhol cinepresa in mano, il rutino più famoso di tutti (all’anagrafe Andrij Varhola), un severo Bela Bartok con un grammofono, (il compositore trascorse a Nagyszolos gli anni giovanili, compose qui le sue prime opere e raccolse moltissimo materiale di musiche popolari in Karpatalia), Csontvari sugli skate (grande pittore, qui fece il ginnasio, amava i pattini a rotelle)…

Le ministatue hanno avuto tanto successo che da qualche anno son arrivate a popolare anche Budapest, tutti con una copia in galleria, l’ultima arrivata è un impettito Theodor Herzl, il padre del sionismo vestito come un hipster con un velocipede davanti alla sinagoga di Dohany utca di Budapest, il Ferenc Liszt in snervante attesa di cui il blog ha già parlato, Houdini, il grande illusionista, la cui madre era della comunità di Őr, incatenato in cima a una colonnina (ora è in una sala sempre nel quartiere ebraico), e poi un paio di personaggi dei cartoni animati ungheresi che qui si chiamano favole: Mekk ezer mester (Muu mille mestieri *nn ditelo ad Elio ma in Ungheria la mucca non fa mu, ma fa mek) e Főkukac (il grande vermetto, l’aiutante di Ho – ho – horgasz, pe pe pescatore).

C’è una rana dei Muppets davanti alla vecchia sede della Tv …. e tanti altri piccoli e grandi personaggi dell’immaginario ungherese e il gioco è andare a cercarli insieme ai bambini, se si viene in visita a Budapest con la famiglia o trovarseli sotto il naso in città mentre si guarda il panorama dall’alto della funicolare di Buda e ci si chiede cos’è questo strano esserino con le enorme orecchie a quadri e un cannocchiale che scruta l’orizzonte con voi..

In vacanza a Budapest (specie con bambini e famiglia) divertitevi ad andare alla ricerca delle ministatue in giro per la città con l’altra Budapest

Arma di Seduzione (di massa)

Largamente consigliate due mostre a Novembre a Budapest. 1 – Arma di seduzione di massa – la moda, gli stili, i vestiti

In viaggio a Budapest per chi ama l’arte, per chi ha pochi soldi, per chi ama gironzolare per la città e seguire i pin che si è appuntato sul google maps, per chi mi chiede dov’è che possiamo andare per vedere la via delle Gallerie d’Arte.. A Novembre l’altra Budapest consiglia due mostre in due gallerie (quindi gratuite n.d.e.) molto diverse tra loro perchè la vita (e l’arte) è bella perchè è varia…

mostre Budapest novembre
Perslmutter Izsak @Nèpszava

la prima Galleria è semplicemente la galleria più importante d’Ungheria, Kieselbach, quasi all’inizio del ponte Margherita, vicinissima al Danubio, lì nella città interna a due passi dal maestoso cupolone del Parlamento.

La Galleria Kieselbach ospita nelle sue eleganti sale colorate la mostra intitolata “Arma di seduzione” e piu in piccolo “le mode, gli stili, gli abiti” che diventano elementi chiave dei quadri dei grandi pittori della mitteleuropa e ne descrivono oltre un secolo di culture e storia..

Si parte da ariose sottane rosa dell’ottocento di dame vanitose accoccolate su prati impressionisti a dandy in gessato bianco e dark lady col bocchino e i capelli cortissimi corvini e impomatati anni ’30, e si passa per le giacche patchwork di Izsàk Perlmutter (il pittore ancora nn lo sapeva, ma la sua casa diventerà “la casa del terrore” nei decenni a venire) alla giovinezza nazionalista delle ragazze in costumi tradizionali.

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la mostra è visitabile presso la Galleria Kieselbach, Szent Istvan Korut 5, tutti i giorni (anche il lunedì quindi!) dalle 10 alle 18, fino al 24 novembre

C’è una sala tematica dedicata ai cappelli: bombette, borsalino, tuba, cappelli piumati, donne sensuali col basco amaranto e pittori in paglietta, ma la chicca è la penultima sala, dedicata al potere e alla comunicazione del potere negli abiti di stato: un ritratto in alta uniforme azzurra di Francesco Giuseppe autore Fülöp László, il ritrattista dei potenti della terra di inizio ‘900 (fece un ritratto anche della futura regina elisabetta di Inghilterra bambina e sposò la figlia di Arthur Guinness quello della birra, innamorati quando ancora nn era famoso, ce ne volle per convincere il padre di lei).

Accanto a Francesco Giuseppe si impone un enorme e severo ritratto di Horthy Miklos, il reggente ungherese uomo forte del regime nel periodo interbellico, in divisa da ammiraglio di marina, guanti bianchi, sciabola, fascia rossa, una mitragliata di medaglie e patacche sul petto come il giubbotto jeans di un metallaro degli anni ’80. Di fronte ecco l’incredibile trasformazione dei vestiti del potere in pochi anni, un ritratto di Matyas Rakosi, segretario del partitocomunista nel periodo stalinista, con un abito scuro, anonimo e di cattiva sartoria, di quando il potere voleva identificarsi col popolo. (visita la Budapest comunista!)

Horthy Miklos - Mihalovits Miklos - 1943
Horthy Miklos – Mihalovits Miklos – 1943
mostre budapest Kieselbach Rakosi regime
Ritratto di Matyas Rakosi – Por Bertalan – 1952 –Lezione di disegno tecnico – Csabai Miklos – 1954

Con Rakosi sono esposti veri capolavori socialisti degli anni 50: una meravigliosa tela dal titolo “Lezione di disegno tecnico” con professori biondi e sorridenti e studenti felici in divisa blu, i piccoli pionieri in camicia bianca e fazzoleto rosso al collo e feste di ferrovieri… che nell’ultima sala diventano le donne esili in pantaloni a zampa di elefante, jeans attillati, camicie a fiori e occhiali d’osso degli anni 70 di Czene Bela, la moda è quella occidentale, l’aria malinconica, la perenne sigaretta in bocca a un tavolino di un caffè del korut (il grande viale) di Budapest dai pavimenti a scacchi bianchi e neri…

Il rosso e il Nero - Czene Bela - 1971
Il Rosso e il Nero – Czene Bela – 1971

Il perenne sigaro in mano invece, mentre si gratta il capo alla ricerca della soluzione, ce l’ha la statua del tenente Colombo, lì, proprio all’uscita della galleria (dal 2014, all’inizio di via Miksa Falk, secondo la leggenda metropolitana bisnonno magiaro di Peter Falk, l’attore del mitico tenente).. e da giugno scorso, a un metro di distanza è spuntata una mini statua in bronzo, un 15 cm di lunghezza, di difficile interpretazione, (che sarà mai) ma a ben guardare è uno scoiattolo, riverso a terra, con una pistola fumante ancora in mano, la sagoma del corpo tracciata dalla scientifica sulla scena del delitto, un caso molto delicato per il tenente Colombo…

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Alla corte del pascià di Buda

sulla collina delle rose al mausoleo di Gül Baba, nel cuore della vecchia Budapest ottomana e con i panorami più romantici che Budapest possa offrire (e sono tanti)

la Budapest ottomana e i panorami di Budapest

Ciottoli e sanpietrini, onde e smottamenti, gibbosa e ripidissima, ci son venuti la settimana scorsa persino importanti capi di stato, ma via Gül Baba è rimasta quasi come prima, ora è solo più bianca e assolata, sempre qui appena dietro il ponte Margherita a collegare via del Turco, via della Moschea e via del Turbante: siamo assolutamente fuori dal tempo, qui i secoli nn sono passati, nn si è visto né Francesco Giuseppe, né i carri armati del 56, è rimasta la Budapest ottomana dei pascià, dei minareti e dei dervisci..

 

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In cima ci aspetta il musoleo, una sorta di terrazza protesa sula città, torrette, porticati, candidi muri e torri di mattoni rossi, e tante aiuole di enormi rose bianche gialle e rosse. la vista è meravigliosa equalcuno parla già di di nuovo angolo degli innamorati di Budapest

Questa Budapest ha un cuore mistico, all’interno di queste vie nasconde il mausoleo di Gül Baba, mistico, sufi ottomano, morto secondo la leggenda pochi giorni dopo la conquista di Buda da parte dei turchi, si dice a causa di un’orgia derviscica per festeggiare la presa della città, lo stesso nuovo pascià di Buda ne portò a spalla il feretro. Per raggiungerla bisogna girare a destra all’improvviso e salire ancora pù in alto, ma la fatica è ricompensata dalla vista che si apre a ogni gradino che facciamo.. Ho proposto di salir quassopra come piccolissima deviazione del tour Budapest classica o quasi sulla rotta tra il parlamento, il pranzo e la collina del castello di Buda ad Antonella e le figlie che han detto perchè no, e ora ecco a ogni passo spuntare dai tetti, manco fossimo a Parigi in un’opera di Puccini) i grandi monumenti di Budapest .. ecco il bianco parlamento neogotico, la torre dell’acqua dell’isola Margherita, i ponti, il palazzo Palatinus e Ujlipotvàros, il quartiere anni 20 accanto al ponte Margherita, le cupole del palazzo reale e la statua della libertà lè in fondo, i riflessi argentei della Duna arena, lo stadio del nuoto teatro dei mondiali 2017.  

colonnato del monastero di gul baba a Budapest

Gül, in turco significa “rosa”, Baba, pensate un po’ padre, papà, Gül Baba suona come papà rosa (nell’Ungheria di inizio 900 comparve pure un’operetta e relativo film con cartellone una sorta di babbo natale gioioso barba bianca che cura un roseto stupendo mentre con una mano si tiene un’anca dolorante), ma è un padre religioso e la rosa che per noi impersona amore e spose, per i turchi è il fiore simbolo del profeta Maometto e dei suoi mistici, l’acqua di rose si utilizza insieme all’incenso nelle cerimonie sacre, con accompagnamento di strumenti a percussione, flauti, liuti a tre doppie corde..

 

Liuti, turbanti, descrizioni e stampe della Budapest ottomana li vediamo nel bellissimo museo (finora gratuito) nel porticato sotto la terrazza, i vecchi sotterranei del monastero dei dervisci che sorse attorno alla tomba del maestro papà delle rose..

Del monastero è rimasta la pianta, il piccolo cimitero con le tombe dei grandi maestri, ognuna col suo turbante di pietra, e (non ancora accessibile) il santuario di forma ottagonale (come le vasche delle quattro terme ottomane della città) in pietra intagliata. Si intravede solo attraverso i vetri il grande feretro verde, quasi Napoleone. Qui c’era Erdogan la settimana scorsa, tra ingentissime misure di sicurezza, a inaugurare il complesso così ben restaurato dal governo turco. Nn ce ne siamo accorti ma è tutto territorio della Repubblica di Turchia, è il luogo sacro più settentrionale dell’islam, si veniva anche qui in sostituzione del pellegrinaggio alla Mecca. Nell’Ungheria che costruisce muri antimigranti ed è fiera di essere argine del’europa cristiana contro la valanga musulmana, nn sorprenda trovare un luogo del genere stupendamente restaurato, è solo politica boys, è uno dei grandi simboli della comune visione politica (non commento) tra Orban e il nuovo sultano.  

 

 

Poi è quasi naturale proseguire il tour incamminandoci come un po’ a zonzo per la collina (delle rose, ovvio) che è sempre stata la collina delle persone che contano, qui c’è la residenza privata di Eichmann e la villa di Kadar (il leader del socialismo ungherese per 30 anni), la villa del’ex primo ministro Gyurcsany (Orban invece appena può torna a Felcsut, la sua Arcore) e delle stupende ville liberty e neobarocche appena nascoste dietro queste eleganti vie fiancheggiate da alberi dalle foglie gialle e rosse, tutte ville con la storia pazzesca dell’Ungheria del 900.

come all’improvviso ci spunta davanti la bandiera italiana, su un bel pennone, davanti alla residenza del nostro ambasciatore a Budapest, è da qui che prendiamo l’autobus per tornare indietro alla grande città. Nelle orecchie ci fischia una canzone di Battiato

 

 

Per un tuffo dentro la Budapest all’epoca dell’impero ottomano  o per la visita di Budapest che più gradisci affidati a l’altra Budapest e contattami pure.

 

L’ultima bettola del quartiere ebraico di Budapest..

L’ultima vera bettola del quartiere ebraico sta per chiudere i battenti e questa è la storia sua e del suo proprietario, il mitico Wichmann Tamàs..

Un uomo con i baffoni grigi, ancora ben piazzato, si muove a fatica dentro una birreria affollatissima, c’è tanto rumore attorno, la sua voce si sente a malapena, per lui parlano gli occhi lucidi..

Ho 70 anni, è giunta l’ora di ritirarmi forse, e questo è il regalo più bello, l’affetto della gente, chi è venuto si a salutarmi …

 

è Wichmann Tamas nel giorno della festa d’addio alla sua birreria, Wichmann, l’ultima bettola ancora rimasta nel VII distretto, il quartiere ebraico, passato in pochi anni da distretto degradato a cuore della movida di una delle città più famose in europa per locali e divertimenti e con la bettola rimasta sempre lì all’angolo tra via del Re e via Kazinczy, accanto al parchetto, col suo muro viola, i vetri ambrati che nn ci vedi attraverso e naturalmente nessuna insegna, come solo per i migliori locali di Budapest, che solo se lo conosci ci entri, deve funzionare il passaparola e ti ci devono portare gli amici degli amici, altro che evento facebook.

wichmann tamas VII distretto bettola birreria budapest

la birreria è ancora aperta, avrebbe chiuso ufficialmente ma ogni tanto nn si sa come la porta è socchiusa e dentro si beve.. . è lì dal 1987, ed è famosa quasi come il suo proprietario, Tamàs (Tommaso) Wichmannn, in Ungheria un nome notissimo, un grande sportivo, un po’ come gli Abbagnale da noi, lui specialità canoa canadese, singolo, 9 volte campione del mondo, due argenti e un bronzo olimpico tra Città del Messico ’68 e Montreal 76, incredibilmente al palo alle olimpiadi di Mosca in cui era strafavorito.

La bettola è a casa sua, lui vive al primo piano e il locale è sulla strada. Naturale allora che la bettola porti il suo nome, anche se un nome ce l’avrebbe, Szent Jupat, protettore dei canoisti, ma tutti continuavano a dire vado da Wichmann.. aperta con pochissimi soldi, e lo si vede dall’arredamento: tavolacci, un bancone spartano, un salvagente e 4 oggetti legati all’acqua, una vecchia stampa di una Buda turistica di fine anni 80, una sua foto in maglia bianca e spalle larghe e baffoni anni 70 che nn si è più tolto, quasi un Tom Selleck magiaro.

… e nn solo, un grande atleta ma anche una grande storia e una grande persona: a 5 anni fu centrato da una macchina, per una settimana lottò tra la vita e la morte, il medico consigliò ai genitori di fargli fare un po’ di sport per accelerare il recupero, iniziò con la boxe, poi venne la passione per la canoa ed un campione che nelle interviste parla sempre con una luce negli occhi, una bella voce che racconta l’amore per la vita

Racconta: “avevo fatto l’alberghiero e una volta finita l’attività agonistica volevo aprire un ristorante, ma all’epoca era estremamente difficile ottenere la licenza per gli alcolici, e senza bevande alcoliche non c’è ristorante. Avevo tanti amici, per due anni ho gestito il buffet del centro sportivo del Ferencvaros (la squadra di calcio più famosa di Budapest), poi ho avuto l’idea di aprire un locale sotto casa mia, in verità l’ho aperta senza soldi, mi hanno aiutato gli amici, a mettere i chiodi, a imbiancare le pareti, qui nei dintorni ero l’unico che andava la sera a lavorare, mi disse uno, guarda se fai le cose con il cuore, nn importa com’è il posto, se la gente si trova bene, ci tornerà..

è un be posto… si, è un bel riconoscimento che la comunità sia rimasta, le persone sono rimaste, certo ora ci sono anche i curiosi, ci sono quelli che vengono per una sorta di “turismo delle catastrofi” (grande!), ci sono quelli che si preoccupano: oddio è finita, ora che sarà, che sarà…, ma tante cose finiscono..”

wichmann vii distretto budapest birreria bettola

Wichmann è rimasto cosi, un posto dove sentirsi a casa, dove ogni tanto lui stesso nelle serate giuste prende la chitarra e intona uno stornello.
L’atmosf
era è la cosa di cui va più fiero:” qui è sempre venuta gente di tutti i tipi, di ogni bandiera politica e ragione sociale, ma tutto è stato sempre lasciato fuori dalla porta… sono restate le storie, le storie personali di ognuno di loro”.

Una birreria senza musica in sottosfondo ma con un’acustica tremenda, bastava un tavolo pieno per aver sempre un piacevole ronzio nelle orecchie e sentirsi tra amici. Per chi ha fame c’è sempre stata la zuppa di fagioli piccanti (!) e soprattutto i leggendari panini alla viennese di Wichmann: una fetta di pane, cotoletta, fettina di cetriolo e fettina di limone, a 450 fiorini (un euro e mezzo) di cui lui stesso curava personalmente la panatura, da accompagnare alla bottiglia verde di Dreher ungherese (la birra alla spina non l’ho mai vista ordinare a nessuno) o un bicchiere di acqua e vino (proporzione 1/3 – 2/3).

e voi … avete mai avuto un 9 volte campione del mondo e olimpionico che vi fa le cotolette??

wichmann quartiere ebraico budapest birreria bettola

Per un tour guidato del quartiere ebraico di Budapest o per il famoso tour delle bettole, scrivi a l’altra Budpest!

Sabbia, sdraio, ombrellone e Budapest. e tu dove vai in vacanza?

i nuovi locali all’aperto dell’estate 2018. svntiamoci un po’ hippy per un po’ di relax con ponti di Budapest, tram gialli, yoga sulla spiaggia e HotDogBalkanici,,

Ci sono la sabbia, gli ombrelloni con il nome della birra, le belle ragazze con i sandali e le sdraio quasi sull’acqua… Stendiamo le gambe, ci stiracchiamo un po’ e ci allunghiamo verso la limonata sul tavolino, guardiamo un po’ pigri verso il tramonto dietro le colline appena sopra il corso dell’acqua, siamo a Budapest..

…in fondo fanno yoga, in cerchio, per lo più donne, molto rilassante, come nel vecchio adagio di quello di tre uomini in barca “Adoro il lavoro, potrei stare a guardarlo per ore”, mentrela band sul palco dietro lo yoga prova l’impianto..

Siamo al Valyo Kikoto (il porto sul Valyo), il locale comparso all’improvviso come nella migliore tradizione dei locali di Budapest, l’ultimo nato dei locali estivi della città, un po’ spiaggia un po’ pub in rovina, un po’ cinema all’aperto, un po’ spazio culturale, con lo spazio espositivo di fotografia curato dal Centro Robert Capa (il più grande reporter di guerra del 900, ungherese). C’è anche una sauna mobile (vecchia scommessa dei soci del locale, parcheggiata per mesi sotto il ponte delle catene) e un chioschetto dentro un van giallo senza ruote dove si vende il Balkan dog, l’hot dog balcanico con salsiccia piccante, cipolle arrosto, cetriolini e l’immancabile hajvar, salsa dolce balcanica a base di paprica. Buonissimo.

il Valyo kikoto, nasce come una scommessa di un collettivo di architetti e artisti, una zona della città ancora da sviluppare, investimenti ridotti, un posto estivo dal 1 maggio al 30 settembre per rilassarsi nella calura estiva (a Budapest l’estate è estate) in riva al Danubio. e la sera si arricchisce del fascino della città illuminata..

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E soprattutto in un colpo d’occhio ci mostra tutta Budapest, o tutto quello che vuol dire Budapest: il Danubio certo, e poi qui siamo a Pest, a ridosso di un ponte, il ponte Rakoczi (cosa fa più Budapest dei ponti sul Danubio?), coi suoi 500 metri e i 5 piloni rossi avveniristici, Budapest qui è il tram giallo che attraversa il ponte e la Hèv (la metropolitana leggera, ovvero il trenino verde di superficie) chesferraglia verso Csepel (l’isola modello della Budapest comunista) ogni 10 minuti.

 

Siamo in città, appena alle spalle del Teatro Nazionale, della ziggurath del parco manieristico e del bellissimo Mupa, il palazzo delle arti, che a quest’ora verso le 20 inizia ad essere illuminato di rosso, viola e giallo che si vede pure da lontano, c’è la Budapest chic dei ristoranti appena di fronte a noi sul Kopaszigat, e la Budapest che si trasforma con le tante gru del costruendo primo grande grattacielo postmoderno della città sul lato di Buda.

E c’è il Danubio con la sua vegetazione che si riprende pian piano dopo i palazzoni in città. Eppure qui si arriva in 10 minuti dal centro con lo splendido tram n.2, che consiglio sempre ai turisti a Budapest, che corre lungo tutto il lungodanubio di Pest..

s’è fatta una certa e ci allontaniamo anche noi col 2 per tornare in centro, si accomoda anche Aldo, di Rieti, questa vacanza a Budapest gliel’ha regalata un amico per fargli dimenticare i problemi di cuore,  alloggia in un hotel ricavato in una vecchia casa neobarocca nell’ex quartiere degli ufficiali, i proprietari sono cinesi, gentilissimi e professionali, nn parlano una parola d’inglese e il loro ungherese si riassume in una paginetta, un po’ perso in città si è affidato all’altra Budapest come guida turistica italiana, in un paio di mezze giornata abbiam girato la città, il pomeriggio eravamo al palazzo reale di Buda, la sera in spiaggia, per rilassarci a Budapest. Ogni bene al suo rientro.

bty

La Gomorra di Budapest

Tra i palazzi di Via dell’eroe, dove il quartiere malfamato è proprio malfamato, ma anche sicuro, e a due passi da baretti, trattorie di legno verde e rosso e grandi capolavori architettonici..

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(Per chi cerca emozioni forti..)

Un ragazzo a cavallo su muretto ci guarda svogliato mentre passiamo, è quasi sdraiato su un divano anni 70 in cima a una pila di rifiuti, dietro un campo incolto e la facciata squadrata di uno dei due palazzoni di via dell’eroe..

L’edificio sembra abbandonato, finestre rotte, travi di legno per puntellare i piani.. invece a ben guardare la vita ferve all’interno: una signora seduta su una sedia di plastica rossa guarda pigramente nel vuoto, ragazzi arrivano a giocare in un angolo del cortile, due vecchi tracannano bottigliette da 50 cc di vodka scadente nell’ombra..

è un bel giorno di primavera, il sole splende, e gli uccellini cinguettano, l’erba è verde e questi di via dell’eroe dove siamo sono sono forse i due edifici più malfamati della città, quelli dove anche la polizia non riesce a entrare se non con molta difficoltà, dove regna il degrado, lo spaccio di droga e la prostituzione, dove la gente vive al di fuori dell’onorata società e la vita ti regalerà poco, è la Scampia di Gomorra ma qui a Budapest, dove vedi ragazzini col doppio taglio e giovani con l’eterna bottiglia in mano ..

e siamo al sicuro: dall’altra parte della strada c’è la zona delle caserme, tra l’Università per la difesa nazionale Zrinyi Miklos, il Centro dell’antiterrorismo e la polizia celere.. infatti all’angolo c’è una coppia di poliziotti, una ragazza bionda e un ragazzo dall’aria gentile, del resto siamo a Budapest, una città dove in certe zone c’è molta povertà e illegalità, ma dove la sicurezza percepita è altissima…

hos utca ghetto budapest gomorrA
clicca per il video…

Sono con Michele e Patrizia, nel tour del quartiere malfamato (il famoso ottavo distretto di Budapest, da secoli il quartiere degli operai, degli immigrati, degli artisti e delle minoranze, insomma tanta storia vera, comprese le rivoluzioni e gente vera), dove ora è in atto una lenta e (in)costante gentrificazione, la riqualificazione dei quartieri quasi centrali per una nuova classe di borghesi (casi più famosi Kreuzberg a Berlino e il mitico Bronx), il distretto resta di grande fascino, ma che spinge i vecchi residenti ai margini esterni del quartiere qui, dove ci siamo spinti, per cercare Ciro e Genny Savastano di Budapest…

sono solo due edifici, grandi, socialisti, che cadono letteralmente a pezzi, 300 appartamenti in totale, circa 600 residenti in condizione di grande indigenza, ma il vero numero è incerto, la gente va e viene, nn è raro vedere una decina di persone abitare in 30 metriquadri…. Tantissimi i minori, circa il 40% del totale, tantissimi quelli che hanno solo la 5a elementare, proprietari di case (e non invece assegnatari di case popolari, cosa molto comune anche nei quartieri centrali in questa parte d’europa) quindi più difficili quindi da abbattere ed espropriare..

 

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le case son destinate all’esproprio e all’abbattimento (entro il 2019 secondo i piani, ma regna l’incertezza, nn si tratta di assegnatari di case popolari, molto comuni in questa parte d’europa anche in zone semicentrali, ma di proprietari di case). Ne nasceranno strutture sportive e ricettive per le caserme vicine, già 200 metri prima però la Budapest di case e casette con balcone e gerani alle finestre è avanzata fin qua, la spesa la si fa al grande Lidl, ma c’è anche un un bel baretto con terrazzo ombrelloni dalle marche di birra che sembra star lì da sempre…

è lì che vanno i tifosi dell’MTK (storica squadra di Budapest, la squadra degli ebrei e poi della polizia segreta, lo stadio, nuovissimo, è a due passi) dopo le giornate di campionato (l’MTK è in serie B, il suo presidente è un amico della prima ora di Orban). Anche qui lo stadio nuovo (quello vecchio è lo stadio in cui si è girato Fuga per la vittoria con Pelè e Stallone!) è clamorosamente accanto allo stadio della BKV elöre con le tribune in legno e il sapore del calcio pionieristico di fine 800. Qui invece dovrebbe sorgere il grande centro federale di pattinaggio sul ghiaccio..

Ma non siamo venuti qui solo per 5 minuti a Gomorra, con Michele e Patrizia in pochi isolati siamo ad alzare lo sguardo estasiati per ammirare il tetto blu dell’Istituto Geologico, uno dei tre grandi capolavori del maestro del’architettura nazionale Lechner Odon, tegole in ceramica, arabeschi, un mondo un po’ malandato lassù in alto sorretto da tre figure maschili, quasi rassegnate, Budapest è cosi, povertá e grande liberty fianco a fianco

istituto geologico cupole liberty blu tour italiano Budapest

Poi ci vien fame, sono le 12, forse facciamo in tempo.. in zona conosco una trattoria con una specie di terrazzino con tavoli e panche di pesante legno scuro e una bella insegna colorata, fa il pranzo buffet, 990 fiorini, 3,3 euro,mangia quanto vuoi.

Davanti a noi in fila 4-5 operai, sempre buon segno quando si tratta si mangiar bene spendendo poco, anche a Budapest, ci sono bocconcini di maiale, peperoni ripieni, patate lesse, insalata fresca e sottaceti, pan di spagna..

Ci sediamo al tavolo con un pensionato, camicia bianca mi chiede cos’è che ho preso nel piatto.. sembrerebbe timballo di patate ma invece son patate fritte a dadini, carne macinata, tanto sugo rosso, mozzarella in cima e 20 minuti al forno.. il titolare ci porta compreso nel prezzo tre bicchieroni di acqua c sciroppo di lamponi.. Dall’altro tavolo n giovane meditabondo col badge della sua multinazionale va a prendere un’altra porzione di zuppa

Questa è Budapest..

 

 

Nelle viscere del Castello di Buda

Ci sono tanti modi per arrivare sulla collina del Castello di Buda, c’è la funicolare ovvio, su tutte le guide, ma guardate com’è misteriosa e quanto dura la discesa dalle nuove gallerie sotto i giardini del castello, si, proprio qui sopra le aiuole riccamente ornate il roseto, i leoni in pietra di Ybl, la rampa le cupole e i mosaici, lo spettacolo del tramonto sul Danubio che solo da qui ho visto blu, la scala mobile verso il palazzo reale, i ricordi del Castello di Buda, il cambio dela guardia davanti allo Sandor Palota che ospita gli uffici dela Presidenza della Reubblica Ungherese ma intanto noi siamo qui sotto tra queste gallerie di vera pietra, feritoie e viscere della terra..

(se lo scopre David Lynch…)

(musica creative commons di David Hilowitz)