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Sabbia, sdraio, ombrellone e Budapest. e tu dove vai in vacanza?

i nuovi locali all’aperto dell’estate 2018. svntiamoci un po’ hippy per un po’ di relax con ponti di Budapest, tram gialli, yoga sulla spiaggia e HotDogBalkanici,,

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Ci sono la sabbia, gli ombrelloni con il nome della birra, le belle ragazze con i sandali e le sdraio quasi sull’acqua… Stendiamo le gambe, ci stiracchiamo un po’ e ci allunghiamo verso la limonata sul tavolino, guardiamo un po’ pigri verso il tramonto dietro le colline appena sopra il corso dell’acqua, siamo a Budapest..

…in fondo fanno yoga, in cerchio, per lo più donne, molto rilassante, come nel vecchio adagio di quello di tre uomini in barca “Adoro il lavoro, potrei stare a guardarlo per ore”, mentrela band sul palco dietro lo yoga prova l’impianto..

Siamo al Valyo Kikoto (il porto sul Valyo), il locale comparso all’improvviso come nella migliore tradizione dei locali di Budapest, l’ultimo nato dei locali estivi della città, un po’ spiaggia un po’ pub in rovina, un po’ cinema all’aperto, un po’ spazio culturale, con lo spazio espositivo di fotografia curato dal Centro Robert Capa (il più grande reporter di guerra del 900, ungherese). C’è anche una sauna mobile (vecchia scommessa dei soci del locale, parcheggiata per mesi sotto il ponte delle catene) e un chioschetto dentro un van giallo senza ruote dove si vende il Balkan dog, l’hot dog balcanico con salsiccia piccante, cipolle arrosto, cetriolini e l’immancabile hajvar, salsa dolce balcanica a base di paprica. Buonissimo.

il Valyo kikoto, nasce come una scommessa di un collettivo di architetti e artisti, una zona della città ancora da sviluppare, investimenti ridotti, un posto estivo dal 1 maggio al 30 settembre per rilassarsi nella calura estiva (a Budapest l’estate è estate) in riva al Danubio. e la sera si arricchisce del fascino della città illuminata..

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E soprattutto in un colpo d’occhio ci mostra tutta Budapest, o tutto quello che vuol dire Budapest: il Danubio certo, e poi qui siamo a Pest, a ridosso di un ponte, il ponte Rakoczi (cosa fa più Budapest dei ponti sul Danubio?), coi suoi 500 metri e i 5 piloni rossi avveniristici, Budapest qui è il tram giallo che attraversa il ponte e la Hèv (la metropolitana leggera, ovvero il trenino verde di superficie) chesferraglia verso Csepel (l’isola modello della Budapest comunista) ogni 10 minuti.

 

Siamo in città, appena alle spalle del Teatro Nazionale, della ziggurath del parco manieristico e del bellissimo Mupa, il palazzo delle arti, che a quest’ora verso le 20 inizia ad essere illuminato di rosso, viola e giallo che si vede pure da lontano, c’è la Budapest chic dei ristoranti appena di fronte a noi sul Kopaszigat, e la Budapest che si trasforma con le tante gru del costruendo primo grande grattacielo postmoderno della città sul lato di Buda.

E c’è il Danubio con la sua vegetazione che si riprende pian piano dopo i palazzoni in città. Eppure qui si arriva in 10 minuti dal centro con lo splendido tram n.2, che consiglio sempre ai turisti a Budapest, che corre lungo tutto il lungodanubio di Pest..

s’è fatta una certa e ci allontaniamo anche noi col 2 per tornare in centro, si accomoda anche Aldo, di Rieti, questa vacanza a Budapest gliel’ha regalata un amico per fargli dimenticare i problemi di cuore,  alloggia in un hotel ricavato in una vecchia casa neobarocca nell’ex quartiere degli ufficiali, i proprietari sono cinesi, gentilissimi e professionali, nn parlano una parola d’inglese e il loro ungherese si riassume in una paginetta, un po’ perso in città si è affidato all’altra Budapest come guida turistica italiana, in un paio di mezze giornata abbiam girato la città, il pomeriggio eravamo al palazzo reale di Buda, la sera in spiaggia, per rilassarci a Budapest. Ogni bene al suo rientro.

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La Gomorra di Budapest

Tra i palazzi di Via dell’eroe, dove il quartiere malfamato è proprio malfamato, ma anche sicuro, e a due passi da baretti, trattorie di legno verde e rosso e grandi capolavori architettonici..

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(Per chi cerca emozioni forti..)

Un ragazzo a cavallo su muretto ci guarda svogliato mentre passiamo, è quasi sdraiato su un divano anni 70 in cima a una pila di rifiuti, dietro un campo incolto e la facciata squadrata di uno dei due palazzoni di via dell’eroe..

L’edificio sembra abbandonato, finestre rotte, travi di legno per puntellare i piani.. invece a ben guardare la vita ferve all’interno: una signora seduta su una sedia di plastica rossa guarda pigramente nel vuoto, ragazzi arrivano a giocare in un angolo del cortile, due vecchi tracannano bottigliette da 50 cc di vodka scadente nell’ombra..

è un bel giorno di primavera, il sole splende, e gli uccellini cinguettano, l’erba è verde e questi di via dell’eroe dove siamo sono sono forse i due edifici più malfamati della città, quelli dove anche la polizia non riesce a entrare se non con molta difficoltà, dove regna il degrado, lo spaccio di droga e la prostituzione, dove la gente vive al di fuori dell’onorata società e la vita ti regalerà poco, è la Scampia di Gomorra ma qui a Budapest, dove vedi ragazzini col doppio taglio e giovani con l’eterna bottiglia in mano ..

e siamo al sicuro: dall’altra parte della strada c’è la zona delle caserme, tra l’Università per la difesa nazionale Zrinyi Miklos, il Centro dell’antiterrorismo e la polizia celere.. infatti all’angolo c’è una coppia di poliziotti, una ragazza bionda e un ragazzo dall’aria gentile, del resto siamo a Budapest, una città dove in certe zone c’è molta povertà e illegalità, ma dove la sicurezza percepita è altissima…

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clicca per il video…

Sono con Michele e Patrizia, nel tour del quartiere malfamato (il famoso ottavo distretto di Budapest, da secoli il quartiere degli operai, degli immigrati, degli artisti e delle minoranze, insomma tanta storia vera, comprese le rivoluzioni e gente vera), dove ora è in atto una lenta e (in)costante gentrificazione, la riqualificazione dei quartieri quasi centrali per una nuova classe di borghesi (casi più famosi Kreuzberg a Berlino e il mitico Bronx), il distretto resta di grande fascino, ma che spinge i vecchi residenti ai margini esterni del quartiere qui, dove ci siamo spinti, per cercare Ciro e Genny Savastano di Budapest…

sono solo due edifici, grandi, socialisti, che cadono letteralmente a pezzi, 300 appartamenti in totale, circa 600 residenti in condizione di grande indigenza, ma il vero numero è incerto, la gente va e viene, nn è raro vedere una decina di persone abitare in 30 metriquadri…. Tantissimi i minori, circa il 40% del totale, tantissimi quelli che hanno solo la 5a elementare, proprietari di case (e non invece assegnatari di case popolari, cosa molto comune anche nei quartieri centrali in questa parte d’europa) quindi più difficili quindi da abbattere ed espropriare..

 

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le case son destinate all’esproprio e all’abbattimento (entro il 2019 secondo i piani, ma regna l’incertezza, nn si tratta di assegnatari di case popolari, molto comuni in questa parte d’europa anche in zone semicentrali, ma di proprietari di case). Ne nasceranno strutture sportive e ricettive per le caserme vicine, già 200 metri prima però la Budapest di case e casette con balcone e gerani alle finestre è avanzata fin qua, la spesa la si fa al grande Lidl, ma c’è anche un un bel baretto con terrazzo ombrelloni dalle marche di birra che sembra star lì da sempre…

è lì che vanno i tifosi dell’MTK (storica squadra di Budapest, la squadra degli ebrei e poi della polizia segreta, lo stadio, nuovissimo, è a due passi) dopo le giornate di campionato (l’MTK è in serie B, il suo presidente è un amico della prima ora di Orban). Anche qui lo stadio nuovo (quello vecchio è lo stadio in cui si è girato Fuga per la vittoria con Pelè e Stallone!) è clamorosamente accanto allo stadio della BKV elöre con le tribune in legno e il sapore del calcio pionieristico di fine 800. Qui invece dovrebbe sorgere il grande centro federale di pattinaggio sul ghiaccio..

Ma non siamo venuti qui solo per 5 minuti a Gomorra, con Michele e Patrizia in pochi isolati siamo ad alzare lo sguardo estasiati per ammirare il tetto blu dell’Istituto Geologico, uno dei tre grandi capolavori del maestro del’architettura nazionale Lechner Odon, tegole in ceramica, arabeschi, un mondo un po’ malandato lassù in alto sorretto da tre figure maschili, quasi rassegnate, Budapest è cosi, povertá e grande liberty fianco a fianco

istituto geologico cupole liberty blu tour italiano Budapest

Poi ci vien fame, sono le 12, forse facciamo in tempo.. in zona conosco una trattoria con una specie di terrazzino con tavoli e panche di pesante legno scuro e una bella insegna colorata, fa il pranzo buffet, 990 fiorini, 3,3 euro,mangia quanto vuoi.

Davanti a noi in fila 4-5 operai, sempre buon segno quando si tratta si mangiar bene spendendo poco, anche a Budapest, ci sono bocconcini di maiale, peperoni ripieni, patate lesse, insalata fresca e sottaceti, pan di spagna..

Ci sediamo al tavolo con un pensionato, camicia bianca mi chiede cos’è che ho preso nel piatto.. sembrerebbe timballo di patate ma invece son patate fritte a dadini, carne macinata, tanto sugo rosso, mozzarella in cima e 20 minuti al forno.. il titolare ci porta compreso nel prezzo tre bicchieroni di acqua c sciroppo di lamponi.. Dall’altro tavolo n giovane meditabondo col badge della sua multinazionale va a prendere un’altra porzione di zuppa

Questa è Budapest..

 

 

Nelle viscere del Castello di Buda

Ci sono tanti modi per arrivare sulla collina del Castello di Buda, c’è la funicolare ovvio, su tutte le guide, ma guardate com’è misteriosa e quanto dura la discesa dalle nuove gallerie sotto i giardini del castello, si, proprio qui sopra le aiuole riccamente ornate il roseto, i leoni in pietra di Ybl, la rampa le cupole e i mosaici, lo spettacolo del tramonto sul Danubio che solo da qui ho visto blu, la scala mobile verso il palazzo reale, i ricordi del Castello di Buda, il cambio dela guardia davanti allo Sandor Palota che ospita gli uffici dela Presidenza della Reubblica Ungherese ma intanto noi siamo qui sotto tra queste gallerie di vera pietra, feritoie e viscere della terra..

(se lo scopre David Lynch…)

(musica creative commons di David Hilowitz)

Rinasce la Scuderia Reale di Buda..

Buda ritorna quella di un tempo, nel 2018..

Non si fermano i lavori sulla collina del castello di Buda per la ricostruzione, 70 anni dopo gli orrori della seconda guerra mondiale, delle Scuderie Reali e del Palazzo della Guardia Reale

Così decise Orban, (ed è solo l’ultima di una lunghissima serie di grandi opere pubbliche dalla piazza del Parlamento ai giardini del Castello, dalla linea 4 della metropolitana al restauro del teatro del’Opera) ricostruzione fedelissima all’originale, il passato non si cambia, ritornerà il grande neoclassico firmato Hauszmann (Alajos, ungherese, non quello di Parigi) e l’area del palazzo reale di Buda tornerà a somigliare ancora di più allo spettacolare complesso di inizio ‘900 che doveva rivaleggiare con l’Hofburg della capitale gemella Vienna..

scuderia Buda Budapest castello palazzo reale tour italiano

Ricostruita per l’occasione anche la lunga rampa che riporterà finalmente un maestoso accesso anche a Krisztinavaros, insomma a Buda dall’altra parte rispetto al Danubio, uno dei quartieri più amati da scrittori e spiriti romantici della città e rinascerà la piazza del Csikos, il “buttero”, allevatore di cavalli, della puszta ungherese, la cui statua era “misteriosamente” scomparsa all’inizio ei lavori davanti alla fontana di Mattia..

L’inaugurazione è prevista a settembre, per adesso è ancora un grande cantiere in cui ammirare i palazzi quasi completati con tanto di cupole in rame, tetto in maiolica Zsolnay, (la grande marca della ceramica ungherese), lastroni di elegante bugnato che rivestono la moderna struttura in cemento armato, e decoratori all’opera sulle impalcature tra stucchi e fregi del grande neobarocco del tempo che fu, insomma già adesso un grande spettacolo da ammirare durante la visita al castello di Buda e intanto gli ussari a cavallo già han ripreso a percorrere a coppie o in formazioni di se l’antico selciato della collina del castello con le loro eleganti uniformi tutti colori sgargianti, alamari e mostrine…

 

 

 

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Godetevi la Budapest classica nel tour della prima volta a Budapest...

Attila la luce ed Io

“Un Grande Amore, lungo il Danubio, nel mio Cuore”

Attila luce io libro Jozsef Attila Budapest

Appena uscito il romanzo di Nicoletta Ferroni GuizzardiAttila, la Luce ed Io” (edizioniSì) una storia d’amore sulle tracce del grande poeta magiaro Jozsef Attila, con  le poetiche e geniali foto fuorifuoco di Ada Mandic, che ho avuto il piacere di accompagnare in  giro per Budapest sui luoghi della vita del poeta….

Ne avevo parlato anche allora sulle pagine di questo blog, nn capita spesso una richiesta così carina di tour in italiano a Budapest, tra Ferencvaros e “il prato del lupo” di Buda, storie d’amore struggenti, piccoli musei,  ricerca casa per casa per sentirsi dire da chi ti apre la porta… “c’è una signora anziana, si che l’ha conosciuto, lei era una bambina ma se lo ricorda…, “sarà un piacere leggere il libro….

 

Ripeto allora l’invito di allora.. “Se cerchi una guida italiana a Budapest perchè hai una passione particolare legata a Budapest o vuoi seguire un tuo percorso del cuore, contattami, sarà un piacere organizzare un tour su misura..

Casta Diva a Budapest

quando qualcuno all’improvviso canta Bellini… siamo a Budapest.

“Normafa,

Qui nei tempi antichi le tue chiome si agitavano al vento,

tutt’intorno saliva il gioioso canto degli scalatori nel giorno della festa,

Normafa,

Qui oggi tra le tue chiome riprende forza il canto,

trionfa nell’ozio desolato, trionfa nella dura tempesta”

Devecseri Gabor

Picnic di primavera o guerra a palle di neve, passeggiate in collina o sci di fondo, è qui che i budapestini vengono nel tempo libero, Normafa (alla lettera l’albero di Norma)… e qui solevano venire a fare scampagnate gli attori della compagnia del teatro Nazionale Ungherese…

In un giorno di pausa delle rappresentazioni, correva il 1840, qui riuniti, la famosa cantante dell’epoca Schodelné Klein Rozália cantò qui Casta diva, la famosa aria della Norma di Bellini, allora vietata per motivi religiosi.. una quercia piantata per l’evento, per tutti divenne la collina della Norma..

siamo a Budapest, ti può capitare che organizzi una gita sulla collina e qualcuno all’improvviso, sotto la quercia, inizi a cantare Casta Diva, siamo a Budapest, anzi, l’altra Budapest

(S)realismo Socialista, quando il reale era virtuale in mostra (gratis) a Budapest.

In una piccola mostra gratuita in un teatro Bauhaus il realismo socialista, come specchio per interpetare l’Ungheria di oggi

Come guida del tour Budapest comunista non posso che consigliare su queste pagine virtuali la mostra (S)realismo nella galleria del Teatro Atrium, Margit korut 55, a due passi da piazza Szell Kalman, uno dei punti per raggiungere il quartiere del castello di Buda dai piedi della collina…

il teatro di per sé è un gioiellino del Bauhaus magiaro, con i suoi pavimenti a scacchi come in un film di ejzenstein, le vecchie porte a battente e i rossi e arancioni di arredamento, il bancone del bar enorme e le prospettive da cinema anni 40..

Il Realismo socialista: Socialista come le figure possenti, muscolose, squadrate e senza tempo dell’uomo nuovo socialista, Realista come la realtà del popolo ungherese che doveva rappresentare.

e le mostre gratuite che ospita nella sua galleria son chicche da non perdersi, come questa mostra (dal titolo lo ripeto “S-realismo”) che espone opere (d’arte) dei decenni 50-60, quando lo stile di regime era il Realismo socialista:

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La mostra è curata dal geniale e osteggiato dal regime (pardon mi è scappata) regista teatrale Alfoldi Robert (controcorrente, gay dichiarato, ex direttore del teatro nazionale Ungherese, il teatro più prestigioso del paese, dal quale è stato allontanato con dubbie manovre).

Sue le parole di presentazione, che qui sotto traduco più o meno alla lettera e che vogliono dire: per capire questi tempi odierni di partito unico di governo (l’Ungheria ha da 3 legislature un unico partito al governo con più dei 2/3 dei seggi in parlamento da solo) rivolgiamo lo sguardo al recente passato.

Sotto il partito unico dal pensiero unico si può fare arte? E la realtà che ci viene mostrata nei media di governo o sui social è reale, realistica o virtuale e chi ne è artefice è artista?

La risposta è nel lascito di Verdi nel finale del Falstaff: tutto al mondo è arte (della finzione).

Sono i tempi del partito unico. Come Pierino può immaginare. E nn lo ha immaginato Pierino, purtroppo. Una raffigurazione specificatamente realistica della realtà. La realtà, come se non fosse realtà. La realtà come realtà immaginata. Realtà come realtà socialista. Ovvero una realtà inventata e cesellata di ferro e di fuoco. Ovvero non realtà. Bensì idea. Idea dolorosa e aggressiva. Usando le parole d’oggi: una realtà virtuale. E in questo specchio, queste opere d’arte esistono per davvero? Si, come opere d’arte. Socialismo e realismo. S-realismo. Opere d’arte, di questi tempi del partito unico. eppure opere d’arte.” (Alföldi Robert)

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