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Budapest 2019 – avventura nello spazio

In visita al fantastico museo Vasarely, genio dell’astrattismo europeo..

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I’m stepping through the door
And I’m floating in a most peculiar way
And the stars look very different todaY

… Far above the world
Planet Earth is blue
And there’s nothing I can do

(Space Oddity, David Bowie)

 

A un certo tutti quelli presenti in sala hanno l’istinto di girarsi su se stessi e chiedersi cosa c’era nei loro caffè, poi scrollano le spalle, sorridono e si rituffano in un altro universo di cubi, colori e globi che sembrano esplodere e quasi uscir fuori dalla superficie dei quadri per poi ritornare avvallamenti e altri cubi e pareti scoscese di poliedri..

E’ la enorme sala centrale al secondo piano del grande museo che Budapest dedica a Victor Vasarely, artista ungherese francese di adozione, (e anche gli ungheresi lo pronunciano all’italiana, una sorta di Vasarelli) pioniere della pop art e dell’astrattismo, di grandissima influenza nel nostro immaginario popolare degli anni 60 e 70, a cui il Centre Pompidou di Parigi ha appena dedicato una grande retrospettiva questa primavera. E allora qui in visita a Budapest, concedetevi un’oretta per museo diverso dagli altri e di grande fascino.

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Nato nel 1906 (si spegnerà a quasi 91 anni), nei complicati anni ’20 Vasarely passa dagli studi di medicina all’accademia d’arte privata fondata dagli esponenti ungheresi della Bauhaus (N.B. a cui l’altra Budapest dedica il tour del mese di luglio), ne eredita la propensione applicativa (fino agli anni ’40 si occupa principalmente di grafica e design) e la passione per gli effetti geometrici a iniziare dalle celebri zebre intrecciate con le strisce che si accostano e si accavallano fino a diventare una costruzione altra..

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Zebre – 1937

Dal ’49 abbandona definitivamente ogni retaggio figurativo e si abbandona in quello che verrà chiamato neo-geometrismo, fonda il movimento dell‘arte cinetica, opere che sembrano muoversi grazie al movimento dello spettatore attorno ad esse, come nella serie di “scatole”, come Naissances (dall’album Hommage a J.S. Bach, Supplemento No.3, 1954-1960), identiche serigrafie in bianco e nero su due lastre di vetro separate da uno strato millimetrico, che sembrano davvero muoversi e distorcersi osservandole curiosi sul piedistallo..  o come nei successivi sconvolgenti esperimenti e infiniti giochi ottici (opt-art) con le permutazioni di forme fondamentali e colori primari, con cui crea un proprio riconoscibilissimo alfabeto artistico universale che applica ai quadri ma anche alla scultura, all’architettura (suoi gli interni della nuova stazione di Montparnasse a Parigi o delle sale della Deutsche Bank a Francoforte) e al design (il logo Renault!).

 

 

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La mostra temporanea

Un astrattismo con una visione comunque sempre sociale e cmunicativa dell’arte, come prescriveva il Bauhaus, accessibile a tutti e per tutti, sua per esempio la copertina del 45 giri di Space Oddity, il primo grande successo “spaziale” di David Bowie con Major Tom che si libra nel vuoto stellare come tra i cerchi della copertina, esposta nella consigliatissima mostra temporanea “Hold 50 – Űrmuvészet” (Luna 50 – arte dello spazio), l’omaggio di Budapest ai 50 anni dell’uomo sulla luna con tante piccole gemme dai reperti della corsa allo spazio da questa parte della cortina di ferro alla copia del Moon museum, il primo oggetto d’arte dello spazio, delle dimensioni di un’unghia (per l’originale bisogna semplicemente andare sul nostro pallido satellite, è ancorato al modulo lunare Intrepid, nel Mare cognintum, portato lì dall’Apollo 12, e dato che l’ultimo alllunaggio è dell’11 dicembre 1972 sono almeno 46 anni che nessuno lo va ad ammirare)

Ma Vasarely sulla Luna c’è andato davvero, anzi ancora più in là. Nel 1982 l’astronauta francese Jean Loup Chretien e i due cosmonauti sovietici (la guerra fredda ci ha regalato un vocabolario bellissimo) Vladimir Dzhanibekov e Aleksandr Ivanchenkov hanno portato con loro nella loro missione spaziale la serigrafia Doupla Oervegn apparsa sulla copertina del numero di luglio de Le Courier de l’UNESCO di quell’anno.

Dove?

La mostra è ubicata nel settecentesco palazzo Zichy, i signori di Obuda, la terza città accanto a Buda e Pest a formare Budapest nel lontano 1867. Arrivarci è facile, basta prendere dal ponte Margherita lato di Buda o da Batthyany tèr (metro rossa) la metropolitana di superficie (la mitica Hèv, color verde, quella che arriva fino alla cittadina dal sapore mediterraneo, così dicono, di Szentendre) e scendere a Szentlelek tèr (piazza dello Spirito Santo), il museo è giusto di fronte alla fermata. Siamo a un tiro di schioppo dall’ingresso dell’isola di Obuda, dove tra pochissimo si aprirà il grande Sziget fesztival, ma se dal bel giardino all’ingresso del museo sentite forte e chiara qualche melodia, con ogni probabilità viene dal Kobuci kert, il locale estivo con un bellissimo programma di eventi e concerti, e nella piazza alle spalle nn dimenticate di salutare le signorine con l’ombrello, la celebre statue di Imre Varga, che qui aveva il suo studio e la statua di Szinbad, personaggio di Krudy Gyula, scrittore ungherese di fine ottocento (lui viveva appena dopo il ponte) sempre col suo froccs, lo spritz di acqua e vino appoggiato al tavolo in bronzo, per rinfrescarsi nelle calde serate estive…

Se vieni in visita a Budapest e cerchi una guida turistica diversa dalle altre contattami per un tour della città: un tour Budapest classica, il tour del quartiere ebraico, della Budapest liberty o  per un tour su misura solo per te.

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A Budapest,il tour di Rubik

un nuovo tour di inizio primavera, sulle tracce di uno dei giochi più famosi del mondo, incredibilmente made in Hungary, il cubo di Rubik

                      Ci abbiamo giocato tutti da piccoli, e anche oggi i giovanissimi continuano a impazzire e a rigirarselo tra le mani.. l’elettronica c’era allora e c’è anche oggi, ma questo gioco è di una forma perfetta e ha tanti bei colori e si risolve con spettacolari movimenti, torsioni, giri su se stessi..

E’ un gioco che ha fatto storia.. c‘è la signora Schmitd di Dussendolf che ha chiesto il divorzio perché il marito era troppo impegnato a giocarci e la sera era stanco e poco affettuoso e l’ex sindaco di Manchester che ci si è slogato un pollice e c’è Patrick Bossert, che a 13 anni scrive un libro su come risolvere il gioco e vende più di un milione e mezzo di copie

cubo di Rubik Budapest tour

 E’ il giocattolo del secolo, il cubo di Rubik, ed è nato qui, a Budapest, a metà anni 70, e da poco è comparsa una bellissima ministatua sul lungodanubio di Buda proprio davanti al Parlamento e l’altra Budapest vi propone un tour di Budapest per raccontare sua incredibile storia

politecnico

Si parte dal ponte della Libertà, il ponte verde, il più bello di Budapest, tra terme Gellert e Mercato Coperto che te ne accorgi quando poi vai sulla collina del castello e li vedi tutti e 7 in lontananza.. uno dei punti migliori per le foto al tramonto a Budapest. Qui di fronte, sotto quelle belle cupole liberty, in quell’edificio lungo, bianco, neoclassico finesecolo, che ospita le aule del politecnico, uno dei principiali istituti scientifici d’europa, è qui che il giovane Ernő Rubik presenta il suo cubo, una sua invenzione per sviluppare la visione spaziale del suoi studenti del corso di design industriale: Una cerniera centrale attorno a cui ruotano 26 pezzi perfettamente incastrati, sembra un cubo formato da 3 strati di 9 cubetti, ognuno dei quali puo ruotare in maniera indipendente. pochi anni dopo sarebbe diventato il rompicapo del secolo, venduto per oltre400 milioni di pezzi e avrebbe fatto impazzire il mondo.. fino a diventare uno dei simboli ungheresi piu famosi di sempre…

solo poi si accorge di come sia difficile ritornare al punto di partenza “era un codice creato da me stesso che nn riuscivo piu a decifrare” Ci mette un mese per trovare la soluzione, partendo dai vertici e arrivando al centro. Si rende conto di essere davanti a una bella sfida logica, ne parla a lezione, è un concetto di teoria dei gruppi, piace molto agli studenti….

Pensa al cubo come una piccola scultura, mobile, una specie di opera di artigianato, difficile fare il prototipo, la fa in legno perchè è un materiale che puo lavorare lui stesso.. all’interno tutto unito da elastici. Le facce non sono dipinte, lo fa solo in seguito cosi può tener traccia di ogni spostamento, ci mette degli adesivi.. diventa affascinato dalle combinazioni casuali di colori che riesce a generare

rumbach utca

.. due fermate di tram e siamo nel cuore del quartiere ebraico, tra la sinagoga di Dohany utca e quella di Rumbach utca appena restaurata c’è un grande murales di quelli da grande città che lo ritrae, ci dice che ci sono 41 quintilioni (milioni di milioni di milioni) di combinazioni e che si può sempre risolvere, anzi il bello come dice Rubik è che “c’è sempre una soluzione e anche più di una, ognuno può trovare la sua strada.

L’avevano rifiutato 40 aziende di giocattoli, era considerato troppo complesso come gioco e troppo caro da produrre. Per convicerli la tattica giusta è stata èportarli a Budapest, dove era gfià un fenomeno di costume nella budapest fine anni 70 e la gente cercava di risolvere il gioco in bar, tram, ristoranti, dove stiamo camminando oggi in questa assolata mattinata di Febbraio.

Era un successo magiaro, ci giocavano tutti, ma erano anche anni particolari, di guerra fredda e chiusura politica. Ci fermiamo in uno dei bei caffè finesecolo di Budapest, dove una visita di Budapest deve necessariamente fermarsi, tra arredi lussuosi, caffè nero di Pest, incontri d’amore e di lavoro, ricordi degli scrittori.. è qui che un uomo d’affari (si chiamavano così una volta) ungherese che vive a Vienna, nota nelle mani di un cameriere un cubo magico colorato, glielo compra a peso d’oro e il giorno dopo lo porta alla Consumex, ente per il commercio estero, e chiede i diritti del cubo per il mercato straniero, ottenuti dopo molte insistenze. Incontra Rubik in persona e si fa spiegare la soluzione, necessaria secondo lui per la commercializzazione. Alla fiera del gioco di Norimberga, la più importante fiera del settore in europa, ci va senza prendere uno stand, ci va solo e giocherella col cubo e ottiene l’attenzione di tutti quanti. Due anni dopo lo commercializza nel mondo l’Ideal toys, quella del Teddy Bear, in profonda crisi.

Vigado Pest

(E. Rubik) “quella cubica è una forma antichissima. Nel cubo magico si risolve nel rapporto tra rotazioni di facciate e mescolanza di colori e acquisisce nuovi significati, una straordinaria ricchezza simbolica. E’ un oggetto magico: complesso e semplice a un tempo”. Un’opera d’arte.

Siamo sul lungodanubio di Pest, proprio dietro alla piazza dei mercatini di Natale e di primavera, qui dietro c’è il Vigadó, un gran bel palazzo di architettura romantica (esiste anche questa), qui ci han suonato Bartok e Mahler, distrutto dalla guerra, ricostruito solo nel 1980 ,che subito fece da nuova grande location il 5.2.1982 per il primo campionato del mondo del cubo di Rubik, dove un italiano era gran favorito nelle prove ma arrivò nono, l’ungherese terzo, per la cronaca vinse un vietnamita col tempo di 26 sec. Oggi il campione in carica lo fa in 3,47.. Rubik stesso non ci ha mai messo meno di 1 minuto

DSCN5277Ci muoviamo sul mitico tram 2, corriamo attorno all’ufficio brevetti, al parlamento ungherese.. ci dirigiamo a Obuda, il terzo distretto, con la HEV, la metropolitana leggera, alla nostra destra il verde dell’isola Margherita, poi l’isola del Sziget Fesztival. Siamo in periferia ma nn tanto, quanto basta per trovare sotto il ponte di Ujpest l’inizio del fiume selvaggio, alberi, natura, paperelle, una canoa che avanza piano. Ci si può steendere sotto un albero sul greto del fiume, il Danubio manco fossimo sull’appennino, sui ciotoli..

è la loro forma arrotondata che dette l’idea del fulcro del cubo, il perno rotondo, su cui tutti i cubetti possono ruotare perfettamente,

.. alle spalle di quest’oasi verde spiccano le guglie rosa quasi come un chiesa ortodossa dell’ex centrale del gas, le guglie sono rimaste, il resto è un parco tecnologico. Se volete farvi selfie con la statua di Steve Jobs siamo nel punto giusto. O se volete vedere un grande cubo di Rubik alto 10 metri…

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Se vieni in visita a Budapest e cerchi una guida turistica diversa dalle altre contattami per un tour della città, per un bel tour di Rubik, un tour Budapest classica, il tour del quartiere ebraico, della Budapest liberty o  per un tour su misura solo per te.

Che regalo ci hai portato da Budapest?

… i regali son tra le cose più personali che esistano, comunque ho provato a metter giù qualche idea per cosa portare ai nostri cari al ritorno, nn mi ha pagato nessun negozio, lo giuro

“Che regalo ci hai portato?” Se avete il terrore di questa domanda all’arrivo a casa dal viaggio a Budapest e non volete ridurvi all’ultimo minuto a camminare per Vaci utca, la via maestra dei turisti, alla disperata ricerca di qualche regalo da comprare a Budapest girando tra i negozi di souvenir e comprare due etti di calamite a 5 euro l’uno, bene allora questo post fa per voi..

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Per essere trendy e originali nella stessa Vaci utca, c’è al n.9 Sun & Eye, uno dei pochissimi rivenditori delle Happy Socks, (in italia sono solo 9) i bellissimi calzini dal design artistico (seguo il consiglio di Enrico, giovane avvocato di Milano, e di Giovanna, che ha chiesto in sposa proprio durante la vacanza a Budapest, letteralmente in estasi davanti alla vetrina, risultato ne han comprato 4 paia, faceva anche freddo),

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o andate sul classico, giusto al civico accanto (11), nello storico negozio Philantia con la bellissima insegna art nouveaux ed interni d’epoca, ora negozio di regali di natale ed oggettini per far bella la casa, certo un po’ cari, ma si sa siamo nella via pedonale, ma il posto merita comunque un’occhiata per la grazia tutta magiara delle decorazioni.

Oppure pensate subito a qualcosa di molto ungherese, magari anche un cubo di Rubik (magari dopo aver preso parte al tour del mese, ci sono fantastici negozi specializzati, con vetriner intere piene di modelli assurdi, da 2 a 11 cubetti di lato etc.. per esempio Reflex dietro la stazione occidentale, Eotvos utca 39.

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per qualcosa di ungherese, niente di meglio del salame ungherese, comprato al supermercato, al grande mercato coperto o in uno degli altri meno noti e bellissimi e autentici mercati rionali (link) scoprirete che il salame “ungherese” è di gran qualità, incellofanato (scriviamolo cosi) e coi colori nazionali, c qui si chiama ”salame invernale” (teli szalami, e direi che è proprio un prodotto di stagione) è affumicato e la marca da cercare è la PICK, di Szeged, nn è così grande come in Italia e più che altro si esporta, mentre qui nei mercati si comprano dei salami “alla paprika” più fini e meno stagionati, nelle due varianti dolce e piccante (csemege e csipos),

o fate gli intenditori, comprate del salame di Mangalica, la mitica razza di maiale autoctono ungherese, enorme e molto grasso,

col curiosissimo vello ricciuto (non dite che pare una pecora, nn sta bene), talmente grasso che un po’ di parti grasse son pure tra le parti magre e il maiale si scioglie in bocca.

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Debreceni (da Debrecen, seconda città del paese) così rossi, chè contengono molta paprika (fa bene, contiene molta vitamina C).

Se volete stupire i vostri amici con una cena a tema, etnica o quasi, mettete in valigia un po’ di Debreceni, il wurstel magiaro. Se girate l’europa centrale da Amburgo a Sarajevo, scoprirete che ogni città che si rispetti dà il nome a un wurstel, vi sono i Frankfurter (quelli degli hotdog), gli snelli Becsi (viennesi) e appunto i cicciotti Debreceni

Non dimenticate che siamo in un paese in cui la tradizione a San Silvestro oltre alle lenticchie non è il pandoro, ma i “wurstel croccanti” da gustare con l’immancabile torma, la salsa a base di rafano dolce o dal gradevole o meno pizzicore in gola..

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Se nn volete appuzzolirvi la valigia, ma cercate un’idea carina e poco costosa per voi e per tutti, u n tempo si sarebbe consigliato di girare per i mercatini del weekend, ma ormai è scomparso quello del parco municipale, all’interno del Petofi Cesarnok, (Pecsa per gli amici),e la nuova sede è proprio lontano (1183 Budapest, Balassi B lint utca 2 – 10, anche se è una delle belle occasione per fare una visita di Budapest anche oltre i soliti luoghi comuni (alla lettera). come lontano è l’Ecseri piac, il mercatino di seconda mano più grande dell’est. Ma restando in pieno centro o quasi c’è il mercatino del Gozdu udvar, la grande galleria pedonale di locali nel quartiere ebraico, che nei weekend diventa un coloratissimo mercatino di artigianato e oggetti carini carini e mai diresti che la sera è il tempio del divertimento, come la domenica mattina il WAMP design, in piazza Erzsebet (Sissi) praticamente davanti alla ruota o cercate i mercatini artigianali nelle tante sagre e festival che ci saranno a Budapest..

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Sulla via degli antiquari, Falk Miksa utca, tra gallerie d’arte e restauratori trovate tantissimi negozietti di quadri, sculture, oggetti d’arte, carabattole, bastoni da passeggio, vecchie pendole e porcellane. Oppure andate direttamente alla fonte del lusso, ad Herend, la ditta di porcellane più raffinate, col nuovo rinnovato ed enorme punto vendita a Nador tèr (dove ancora invece fervono i lavori del garage sotterraneo), per una enorme e coloratissima tartaruga di porcellana alta 1 metro o un posacenere o un set di piatti. A quanto dicono per acquisiti importanti della spedizione si occupano loro. L’alternativa per i più bravi è la casa di porcellane Hollohaz, la più antica d’Ungheria, con un comodo puntovendita di fronte alla grande sinagoga di Dohany utca (civico 1/b). mentre tenete osservate da vicino le loro creazioni pensate che durante il comunismo l’azienda fu nazionalizzata e destinata alla produzione di sola ceramica per applicazioni industriali..

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Per i vostri figlioletti, per qualche amico collezionista o per una vecchia zia cercate i piccoli negozietti di giocattoli vintage (per esempio questo) che ogni tanto spuntano sui viali della cittá: repliche fedeli dei giocattoli di qualche decennio fa come il razzo spaziale di latta, la pista per le macchinine con i monumenti più belli della città disegnati negli angoli, teneri carillon che se si apre la scatola spunta la ballerina in tulle rosa, bambole di porcellana, modellini di autovetture d’epoca scomparsa, gli immancabili soldatini, vecchi giochi di costruzione, Lego d’annata per costruirsi in casa palazzi liberty, e siamo a Budapest ed è inverno, ecco le grandi riproduzioni degli ussari di questi bei soldati della favola dello Schiaccianoci..

Alla caccia delle mini statue in giro per Budapest

la stranissima mostra delle ministatue di Mihail Kolodko che appaiono inaspettate nelle piazze di Budapest…

Mozart.Ungvar

La soluzione del mistero del post precedente del blog va cercata nel cuore del quartiere ebraico, là alle spalle della sinagoga ortodossa, dove la movida dei turisti si trasforma nei locali alternativi dei veri budapestini in gamba, in via del Noce, nella galleria Kahan insieme a una dozzina di statue dello stesso scultore, l’ormai mitico Mihàly Kolodko, scultore ucraino – ungherese (o per meglio dire ruteno, di quella assurda regione che in ungherese chiamasi Karpatalia, per noi Transcarpazia (od Oblast Zakarpattia se vi piacciono i nomi russi) che è stata parte di qualcosa come di 6-7 stati in meno di un secolo (Austria Ungheria, Cecoslovacchia, Repubblica dell’Ucraina Carpatica, Ungheria, URSS, Ucraina) il cui capoluogo, è Ungvar (Uzhgorod in ungherese).

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Le statue sono bellissime e divertenti (ma nn grottesche, è solo per esaltarne il carattere afferma l’autore), legate alla storia della città e al punto dove sono lasciate, ognuna ha in mano un oggetto che lo identifica (c’è persino un Napoleone forchetta in mano.. che in Subcarpazia napoleone è il nome di un dolce!) e ogni volta è una gioia, una corsa al primo che si accorge di qualcosa di nuovo in città..

Kolodko è autore già affermato, e di lui potete ammirare la grande statua al pittore Roskovics vicino al ponte delle catene, ma si è fatto un nome semplicemente disseminando di ministatue, si, proprio alte una decinaquindicina di centimetri al massimo la sua città natale.

Racconta in intervista a Fidelio: Le piccole dimensioni mi fanno sentire infinitamente libero: nn ho un committente, sono io a decidere che cosa rappresentare, nn ho un tempo di consegna, né un posto assegnato per la statua” nn ha un finanziatore e della decina di copie che prepara neanche una è in  vendita, accetta doni in natura (bronzo o altro materiale) e commesse più grandi.

Jon Lord
Jon Lord

John.Lord.Ungvar

la mostra chiude i battenti il 17 novembre, nella galleria Kahan, Kisdiofa u. 15, ma la caccia alle ministatue in città è sempre aperta.. (a Bp ce ne sono una ventina!)

Delle ministatue venute direttamente dalla Subcarpazia esposte nella galleria Kahan la più bella è un Jon Lord (fondatore dei Deep Purple) con gli occhialoni in cima a un pilone, passione rockettara personale dello scultore e legame abbastanza flebile con la realtà locale (i dischi dei Deep Purprle arrivavano illegalmente in URSS dall’Ungheria), ma ecco Andy Warhol cinepresa in mano, il rutino più famoso di tutti (all’anagrafe Andrij Varhola), un severo Bela Bartok con un grammofono, (il compositore trascorse a Nagyszolos gli anni giovanili, compose qui le sue prime opere e raccolse moltissimo materiale di musiche popolari in Karpatalia), Csontvari sugli skate (grande pittore, qui fece il ginnasio, amava i pattini a rotelle)…

Le ministatue hanno avuto tanto successo che da qualche anno son arrivate a popolare anche Budapest, tutti con una copia in galleria, l’ultima arrivata è un impettito Theodor Herzl, il padre del sionismo vestito come un hipster con un velocipede davanti alla sinagoga di Dohany utca di Budapest, il Ferenc Liszt in snervante attesa di cui il blog ha già parlato, Houdini, il grande illusionista, la cui madre era della comunità di Őr, incatenato in cima a una colonnina (ora è in una sala sempre nel quartiere ebraico), e poi un paio di personaggi dei cartoni animati ungheresi che qui si chiamano favole: Mekk ezer mester (Muu mille mestieri *nn ditelo ad Elio ma in Ungheria la mucca non fa mu, ma fa mek) e Főkukac (il grande vermetto, l’aiutante di Ho – ho – horgasz, pe pe pescatore).

C’è una rana dei Muppets davanti alla vecchia sede della Tv …. e tanti altri piccoli e grandi personaggi dell’immaginario ungherese e il gioco è andare a cercarli insieme ai bambini, se si viene in visita a Budapest con la famiglia o trovarseli sotto il naso in città mentre si guarda il panorama dall’alto della funicolare di Buda e ci si chiede cos’è questo strano esserino con le enorme orecchie a quadri e un cannocchiale che scruta l’orizzonte con voi..

In vacanza a Budapest (specie con bambini e famiglia) divertitevi ad andare alla ricerca delle ministatue in giro per la città con l’altra Budapest

Arma di Seduzione (di massa)

Largamente consigliate due mostre a Novembre a Budapest. 1 – Arma di seduzione di massa – la moda, gli stili, i vestiti

In viaggio a Budapest per chi ama l’arte, per chi ha pochi soldi, per chi ama gironzolare per la città e seguire i pin che si è appuntato sul google maps, per chi mi chiede dov’è che possiamo andare per vedere la via delle Gallerie d’Arte.. A Novembre l’altra Budapest consiglia due mostre in due gallerie (quindi gratuite n.d.e.) molto diverse tra loro perchè la vita (e l’arte) è bella perchè è varia…

mostre Budapest novembre
Perslmutter Izsak @Nèpszava

la prima Galleria è semplicemente la galleria più importante d’Ungheria, Kieselbach, quasi all’inizio del ponte Margherita, vicinissima al Danubio, lì nella città interna a due passi dal maestoso cupolone del Parlamento.

La Galleria Kieselbach ospita nelle sue eleganti sale colorate la mostra intitolata “Arma di seduzione” e piu in piccolo “le mode, gli stili, gli abiti” che diventano elementi chiave dei quadri dei grandi pittori della mitteleuropa e ne descrivono oltre un secolo di culture e storia..

Si parte da ariose sottane rosa dell’ottocento di dame vanitose accoccolate su prati impressionisti a dandy in gessato bianco e dark lady col bocchino e i capelli cortissimi corvini e impomatati anni ’30, e si passa per le giacche patchwork di Izsàk Perlmutter (il pittore ancora nn lo sapeva, ma la sua casa diventerà “la casa del terrore” nei decenni a venire) alla giovinezza nazionalista delle ragazze in costumi tradizionali.

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la mostra è visitabile presso la Galleria Kieselbach, Szent Istvan Korut 5, tutti i giorni (anche il lunedì quindi!) dalle 10 alle 18, fino al 24 novembre

C’è una sala tematica dedicata ai cappelli: bombette, borsalino, tuba, cappelli piumati, donne sensuali col basco amaranto e pittori in paglietta, ma la chicca è la penultima sala, dedicata al potere e alla comunicazione del potere negli abiti di stato: un ritratto in alta uniforme azzurra di Francesco Giuseppe autore Fülöp László, il ritrattista dei potenti della terra di inizio ‘900 (fece un ritratto anche della futura regina elisabetta di Inghilterra bambina e sposò la figlia di Arthur Guinness quello della birra, innamorati quando ancora nn era famoso, ce ne volle per convincere il padre di lei).

Accanto a Francesco Giuseppe si impone un enorme e severo ritratto di Horthy Miklos, il reggente ungherese uomo forte del regime nel periodo interbellico, in divisa da ammiraglio di marina, guanti bianchi, sciabola, fascia rossa, una mitragliata di medaglie e patacche sul petto come il giubbotto jeans di un metallaro degli anni ’80. Di fronte ecco l’incredibile trasformazione dei vestiti del potere in pochi anni, un ritratto di Matyas Rakosi, segretario del partitocomunista nel periodo stalinista, con un abito scuro, anonimo e di cattiva sartoria, di quando il potere voleva identificarsi col popolo. (visita la Budapest comunista!)

Horthy Miklos - Mihalovits Miklos - 1943
Horthy Miklos – Mihalovits Miklos – 1943
mostre budapest Kieselbach Rakosi regime
Ritratto di Matyas Rakosi – Por Bertalan – 1952 –Lezione di disegno tecnico – Csabai Miklos – 1954

Con Rakosi sono esposti veri capolavori socialisti degli anni 50: una meravigliosa tela dal titolo “Lezione di disegno tecnico” con professori biondi e sorridenti e studenti felici in divisa blu, i piccoli pionieri in camicia bianca e fazzoleto rosso al collo e feste di ferrovieri… che nell’ultima sala diventano le donne esili in pantaloni a zampa di elefante, jeans attillati, camicie a fiori e occhiali d’osso degli anni 70 di Czene Bela, la moda è quella occidentale, l’aria malinconica, la perenne sigaretta in bocca a un tavolino di un caffè del korut (il grande viale) di Budapest dai pavimenti a scacchi bianchi e neri…

Il rosso e il Nero - Czene Bela - 1971
Il Rosso e il Nero – Czene Bela – 1971

Il perenne sigaro in mano invece, mentre si gratta il capo alla ricerca della soluzione, ce l’ha la statua del tenente Colombo, lì, proprio all’uscita della galleria (dal 2014, all’inizio di via Miksa Falk, secondo la leggenda metropolitana bisnonno magiaro di Peter Falk, l’attore del mitico tenente).. e da giugno scorso, a un metro di distanza è spuntata una mini statua in bronzo, un 15 cm di lunghezza, di difficile interpretazione, (che sarà mai) ma a ben guardare è uno scoiattolo, riverso a terra, con una pistola fumante ancora in mano, la sagoma del corpo tracciata dalla scientifica sulla scena del delitto, un caso molto delicato per il tenente Colombo…

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Alla corte del pascià di Buda

sulla collina delle rose al mausoleo di Gül Baba, nel cuore della vecchia Budapest ottomana e con i panorami più romantici che Budapest possa offrire (e sono tanti)

la Budapest ottomana e i panorami di Budapest

Ciottoli e sanpietrini, onde e smottamenti, gibbosa e ripidissima, ci son venuti la settimana scorsa persino importanti capi di stato, ma via Gül Baba è rimasta quasi come prima, ora è solo più bianca e assolata, sempre qui appena dietro il ponte Margherita a collegare via del Turco, via della Moschea e via del Turbante: siamo assolutamente fuori dal tempo, qui i secoli nn sono passati, nn si è visto né Francesco Giuseppe, né i carri armati del 56, è rimasta la Budapest ottomana dei pascià, dei minareti e dei dervisci..

 

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In cima ci aspetta il musoleo, una sorta di terrazza protesa sula città, torrette, porticati, candidi muri e torri di mattoni rossi, e tante aiuole di enormi rose bianche gialle e rosse. la vista è meravigliosa equalcuno parla già di di nuovo angolo degli innamorati di Budapest

Questa Budapest ha un cuore mistico, all’interno di queste vie nasconde il mausoleo di Gül Baba, mistico, sufi ottomano, morto secondo la leggenda pochi giorni dopo la conquista di Buda da parte dei turchi, si dice a causa di un’orgia derviscica per festeggiare la presa della città, lo stesso nuovo pascià di Buda ne portò a spalla il feretro. Per raggiungerla bisogna girare a destra all’improvviso e salire ancora pù in alto, ma la fatica è ricompensata dalla vista che si apre a ogni gradino che facciamo.. Ho proposto di salir quassopra come piccolissima deviazione del tour Budapest classica o quasi sulla rotta tra il parlamento, il pranzo e la collina del castello di Buda ad Antonella e le figlie che han detto perchè no, e ora ecco a ogni passo spuntare dai tetti, manco fossimo a Parigi in un’opera di Puccini) i grandi monumenti di Budapest .. ecco il bianco parlamento neogotico, la torre dell’acqua dell’isola Margherita, i ponti, il palazzo Palatinus e Ujlipotvàros, il quartiere anni 20 accanto al ponte Margherita, le cupole del palazzo reale e la statua della libertà lè in fondo, i riflessi argentei della Duna arena, lo stadio del nuoto teatro dei mondiali 2017.  

colonnato del monastero di gul baba a Budapest

Gül, in turco significa “rosa”, Baba, pensate un po’ padre, papà, Gül Baba suona come papà rosa (nell’Ungheria di inizio 900 comparve pure un’operetta e relativo film con cartellone una sorta di babbo natale gioioso barba bianca che cura un roseto stupendo mentre con una mano si tiene un’anca dolorante), ma è un padre religioso e la rosa che per noi impersona amore e spose, per i turchi è il fiore simbolo del profeta Maometto e dei suoi mistici, l’acqua di rose si utilizza insieme all’incenso nelle cerimonie sacre, con accompagnamento di strumenti a percussione, flauti, liuti a tre doppie corde..

 

Liuti, turbanti, descrizioni e stampe della Budapest ottomana li vediamo nel bellissimo museo (finora gratuito) nel porticato sotto la terrazza, i vecchi sotterranei del monastero dei dervisci che sorse attorno alla tomba del maestro papà delle rose..

Del monastero è rimasta la pianta, il piccolo cimitero con le tombe dei grandi maestri, ognuna col suo turbante di pietra, e (non ancora accessibile) il santuario di forma ottagonale (come le vasche delle quattro terme ottomane della città) in pietra intagliata. Si intravede solo attraverso i vetri il grande feretro verde, quasi Napoleone. Qui c’era Erdogan la settimana scorsa, tra ingentissime misure di sicurezza, a inaugurare il complesso così ben restaurato dal governo turco. Nn ce ne siamo accorti ma è tutto territorio della Repubblica di Turchia, è il luogo sacro più settentrionale dell’islam, si veniva anche qui in sostituzione del pellegrinaggio alla Mecca. Nell’Ungheria che costruisce muri antimigranti ed è fiera di essere argine del’europa cristiana contro la valanga musulmana, nn sorprenda trovare un luogo del genere stupendamente restaurato, è solo politica boys, è uno dei grandi simboli della comune visione politica (non commento) tra Orban e il nuovo sultano.  

 

 

Poi è quasi naturale proseguire il tour incamminandoci come un po’ a zonzo per la collina (delle rose, ovvio) che è sempre stata la collina delle persone che contano, qui c’è la residenza privata di Eichmann e la villa di Kadar (il leader del socialismo ungherese per 30 anni), la villa del’ex primo ministro Gyurcsany (Orban invece appena può torna a Felcsut, la sua Arcore) e delle stupende ville liberty e neobarocche appena nascoste dietro queste eleganti vie fiancheggiate da alberi dalle foglie gialle e rosse, tutte ville con la storia pazzesca dell’Ungheria del 900.

come all’improvviso ci spunta davanti la bandiera italiana, su un bel pennone, davanti alla residenza del nostro ambasciatore a Budapest, è da qui che prendiamo l’autobus per tornare indietro alla grande città. Nelle orecchie ci fischia una canzone di Battiato

 

 

Per un tuffo dentro la Budapest all’epoca dell’impero ottomano  o per la visita di Budapest che più gradisci affidati a l’altra Budapest e contattami pure.

 

L’ultima bettola del quartiere ebraico di Budapest..

L’ultima vera bettola del quartiere ebraico sta per chiudere i battenti e questa è la storia sua e del suo proprietario, il mitico Wichmann Tamàs..

Un uomo con i baffoni grigi, ancora ben piazzato, si muove a fatica dentro una birreria affollatissima, c’è tanto rumore attorno, la sua voce si sente a malapena, per lui parlano gli occhi lucidi..

Ho 70 anni, è giunta l’ora di ritirarmi forse, e questo è il regalo più bello, l’affetto della gente, chi è venuto si a salutarmi …

 

è Wichmann Tamas nel giorno della festa d’addio alla sua birreria, Wichmann, l’ultima bettola ancora rimasta nel VII distretto, il quartiere ebraico, passato in pochi anni da distretto degradato a cuore della movida di una delle città più famose in europa per locali e divertimenti e con la bettola rimasta sempre lì all’angolo tra via del Re e via Kazinczy, accanto al parchetto, col suo muro viola, i vetri ambrati che nn ci vedi attraverso e naturalmente nessuna insegna, come solo per i migliori locali di Budapest, che solo se lo conosci ci entri, deve funzionare il passaparola e ti ci devono portare gli amici degli amici, altro che evento facebook.

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la birreria è ancora aperta, avrebbe chiuso ufficialmente ma ogni tanto nn si sa come la porta è socchiusa e dentro si beve.. . è lì dal 1987, ed è famosa quasi come il suo proprietario, Tamàs (Tommaso) Wichmannn, in Ungheria un nome notissimo, un grande sportivo, un po’ come gli Abbagnale da noi, lui specialità canoa canadese, singolo, 9 volte campione del mondo, due argenti e un bronzo olimpico tra Città del Messico ’68 e Montreal 76, incredibilmente al palo alle olimpiadi di Mosca in cui era strafavorito.

La bettola è a casa sua, lui vive al primo piano e il locale è sulla strada. Naturale allora che la bettola porti il suo nome, anche se un nome ce l’avrebbe, Szent Jupat, protettore dei canoisti, ma tutti continuavano a dire vado da Wichmann.. aperta con pochissimi soldi, e lo si vede dall’arredamento: tavolacci, un bancone spartano, un salvagente e 4 oggetti legati all’acqua, una vecchia stampa di una Buda turistica di fine anni 80, una sua foto in maglia bianca e spalle larghe e baffoni anni 70 che nn si è più tolto, quasi un Tom Selleck magiaro.

… e nn solo, un grande atleta ma anche una grande storia e una grande persona: a 5 anni fu centrato da una macchina, per una settimana lottò tra la vita e la morte, il medico consigliò ai genitori di fargli fare un po’ di sport per accelerare il recupero, iniziò con la boxe, poi venne la passione per la canoa ed un campione che nelle interviste parla sempre con una luce negli occhi, una bella voce che racconta l’amore per la vita

Racconta: “avevo fatto l’alberghiero e una volta finita l’attività agonistica volevo aprire un ristorante, ma all’epoca era estremamente difficile ottenere la licenza per gli alcolici, e senza bevande alcoliche non c’è ristorante. Avevo tanti amici, per due anni ho gestito il buffet del centro sportivo del Ferencvaros (la squadra di calcio più famosa di Budapest), poi ho avuto l’idea di aprire un locale sotto casa mia, in verità l’ho aperta senza soldi, mi hanno aiutato gli amici, a mettere i chiodi, a imbiancare le pareti, qui nei dintorni ero l’unico che andava la sera a lavorare, mi disse uno, guarda se fai le cose con il cuore, nn importa com’è il posto, se la gente si trova bene, ci tornerà..

è un be posto… si, è un bel riconoscimento che la comunità sia rimasta, le persone sono rimaste, certo ora ci sono anche i curiosi, ci sono quelli che vengono per una sorta di “turismo delle catastrofi” (grande!), ci sono quelli che si preoccupano: oddio è finita, ora che sarà, che sarà…, ma tante cose finiscono..”

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Wichmann è rimasto cosi, un posto dove sentirsi a casa, dove ogni tanto lui stesso nelle serate giuste prende la chitarra e intona uno stornello.
L’atmosf
era è la cosa di cui va più fiero:” qui è sempre venuta gente di tutti i tipi, di ogni bandiera politica e ragione sociale, ma tutto è stato sempre lasciato fuori dalla porta… sono restate le storie, le storie personali di ognuno di loro”.

Una birreria senza musica in sottosfondo ma con un’acustica tremenda, bastava un tavolo pieno per aver sempre un piacevole ronzio nelle orecchie e sentirsi tra amici. Per chi ha fame c’è sempre stata la zuppa di fagioli piccanti (!) e soprattutto i leggendari panini alla viennese di Wichmann: una fetta di pane, cotoletta, fettina di cetriolo e fettina di limone, a 450 fiorini (un euro e mezzo) di cui lui stesso curava personalmente la panatura, da accompagnare alla bottiglia verde di Dreher ungherese (la birra alla spina non l’ho mai vista ordinare a nessuno) o un bicchiere di acqua e vino (proporzione 1/3 – 2/3).

e voi … avete mai avuto un 9 volte campione del mondo e olimpionico che vi fa le cotolette??

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Per un tour guidato del quartiere ebraico di Budapest o per il famoso tour delle bettole, scrivi a l’altra Budpest!