Le volpi di Budapest

Sui muri di Józsefváros, il quartiere malfamato è comparso il dolce Vuk, il cucciolo di volpe protagonista di uno dei cartoni animati più amati dai bambini ungheresi, un lungometraggio del 1981 ispirato all’omonimo romanzo dello scrittore István Fekete.

Vuk si allontana un po’ troppo per giocare attorno al pollaio difeso del gallo dal canto bolso, torna a casa tardi e si aspetta una bella ramanzina da mamma e papà volpe, ma non li vede tornare, ancora non lo sa, i genitori sono finiti vittime del cacciatore cattivo di cui vediamo sempre e solo il corpo ma mai la testa. Sarà il burbero e arguto zio Karak ad allevare Vuk ai segreti del bosco e della vita da adulto

E’ quasi la versione ungherese, made oltrecortina, delle storie Disney, con una strizzatina d’occhio al Libro della Giungla, ed è anche di una pregevole fattura tecnica, erede della tradizione dell’animazione dei paesi dell’Est Europa tanto amata dagli appassionati del genere..

il quartiere malfamato, l’VIII distretto è anche il quartiere dei ragazzi della via Pàl, della prima statua al mondo di Bud Spencer ed è (ancora) uno degli ultimi quartieri di vita vera a un passo dal centro… scoprite l’altra Budapest..

Ora Vuk si è rifugiato qui, su un immenso muro ben nascosto sul retro di un palazzone dell’VIII distretto, il (ex) quartiere malfamato di Budapest, assolutamente sicuro per il passante e così ricco di vita vera, ancora col piccolo bottegaio all’angolo della strada, fioraie, donne con le gonne lunghe e zingari col violino sottobraccio, ma anche i tanti nuovi stranieri arrivati. La piazza Vittorio di Budapest è qui..tra questi grandi edifici appena sfiorati per ora dalla gentrificazione che sta vivendo il quartiere, che ancora racchiudono il loro piccolo mondo.

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foto: filmtekercs.hu

Il tour (alternativo) del quartiere malfamato racconterà tra le tante storie di questo piccolo microcosmo anche la storia della famiglia di un insegnante, bassino e con una grande barba nera, che negli stessi anni 80 di Vuk scelse, da pedagogo, di nn mandare le (tre) figlie a scuola e di farle studiare 8 ore al giorno scacchi con insegnanti privati.. “ogni bambino nato sano è potenzialmente un genio” affermava nelle interviste.

e se volete conoscere le sorelle Polgar, ogni anno a metà ottobre si tiene il grande giorno degli scacchi, un evento con le tre sorelle Polgar unite (ora una vive a Tel Aviv col marito scacchista e una è all’univ. di Saint Louis, con tanti ospiti, simultanee, spettacoli, tuttoa ingresso libero..

 

Le sue bambine Zsuzsi (Susanna), Zsofia (Sofia) e Judit divennero tutte e tre campionesse, vinsero praticamente in famiglia due olimpiadi, e Judit, quella delle tre con l’istinto del killer, diventò la più grande giocatrice di scacchi di sempre, a 13 anni tra i primi 100 giocatori al mondo, sempre nelle competizioni open a combattere contro i campioni uomini, arrivò a battere una volta il grande Kasparov e a giocarsi nel torneo di Buenos Aires la possibilità di sfidare il campione del mondo per il titolo mondiale. Il padre sapeva come motivare e cavare il meglio dalle sue figlie, mise su uno schedario di oltre 100.000 partite internazionali ordinate in ordine alfabetico per scacchista e per tipo di apertura, in un mondo senza internet era il piu grande aiuto che poteva dare alle figlie, Judit dal canto suo sapeva poi che come premio in caso di buoni risultati nello studio degli scacchi poteva ricevere il premio da lei più ambito, una penna 4 colori che comprava contenta nella cartoleria qui all’angolo dei palazzi dell’ottavo distretto, dove ora fa la guardia Vuk, il cucciolo di volpe….

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