Budapest 2019 – avventura nello spazio

In visita al fantastico museo Vasarely, genio dell’astrattismo europeo..

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I’m stepping through the door
And I’m floating in a most peculiar way
And the stars look very different todaY

… Far above the world
Planet Earth is blue
And there’s nothing I can do

(Space Oddity, David Bowie)

 

A un certo tutti quelli presenti in sala hanno l’istinto di girarsi su se stessi e chiedersi cosa c’era nei loro caffè, poi scrollano le spalle, sorridono e si rituffano in un altro universo di cubi, colori e globi che sembrano esplodere e quasi uscir fuori dalla superficie dei quadri per poi ritornare avvallamenti e altri cubi e pareti scoscese di poliedri..

E’ la enorme sala centrale al secondo piano del grande museo che Budapest dedica a Victor Vasarely, artista ungherese francese di adozione, (e anche gli ungheresi lo pronunciano all’italiana, una sorta di Vasarelli) pioniere della pop art e dell’astrattismo, di grandissima influenza nel nostro immaginario popolare degli anni 60 e 70, a cui il Centre Pompidou di Parigi ha appena dedicato una grande retrospettiva questa primavera. E allora qui in visita a Budapest, concedetevi un’oretta per museo diverso dagli altri e di grande fascino.

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Nato nel 1906 (si spegnerà a quasi 91 anni), nei complicati anni ’20 Vasarely passa dagli studi di medicina all’accademia d’arte privata fondata dagli esponenti ungheresi della Bauhaus (N.B. a cui l’altra Budapest dedica il tour del mese di luglio), ne eredita la propensione applicativa (fino agli anni ’40 si occupa principalmente di grafica e design) e la passione per gli effetti geometrici a iniziare dalle celebri zebre intrecciate con le strisce che si accostano e si accavallano fino a diventare una costruzione altra..

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Zebre – 1937

Dal ’49 abbandona definitivamente ogni retaggio figurativo e si abbandona in quello che verrà chiamato neo-geometrismo, fonda il movimento dell‘arte cinetica, opere che sembrano muoversi grazie al movimento dello spettatore attorno ad esse, come nella serie di “scatole”, come Naissances (dall’album Hommage a J.S. Bach, Supplemento No.3, 1954-1960), identiche serigrafie in bianco e nero su due lastre di vetro separate da uno strato millimetrico, che sembrano davvero muoversi e distorcersi osservandole curiosi sul piedistallo..  o come nei successivi sconvolgenti esperimenti e infiniti giochi ottici (opt-art) con le permutazioni di forme fondamentali e colori primari, con cui crea un proprio riconoscibilissimo alfabeto artistico universale che applica ai quadri ma anche alla scultura, all’architettura (suoi gli interni della nuova stazione di Montparnasse a Parigi o delle sale della Deutsche Bank a Francoforte) e al design (il logo Renault!).

 

 

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La mostra temporanea

Un astrattismo con una visione comunque sempre sociale e cmunicativa dell’arte, come prescriveva il Bauhaus, accessibile a tutti e per tutti, sua per esempio la copertina del 45 giri di Space Oddity, il primo grande successo “spaziale” di David Bowie con Major Tom che si libra nel vuoto stellare come tra i cerchi della copertina, esposta nella consigliatissima mostra temporanea “Hold 50 – Űrmuvészet” (Luna 50 – arte dello spazio), l’omaggio di Budapest ai 50 anni dell’uomo sulla luna con tante piccole gemme dai reperti della corsa allo spazio da questa parte della cortina di ferro alla copia del Moon museum, il primo oggetto d’arte dello spazio, delle dimensioni di un’unghia (per l’originale bisogna semplicemente andare sul nostro pallido satellite, è ancorato al modulo lunare Intrepid, nel Mare cognintum, portato lì dall’Apollo 12, e dato che l’ultimo alllunaggio è dell’11 dicembre 1972 sono almeno 46 anni che nessuno lo va ad ammirare)

Ma Vasarely sulla Luna c’è andato davvero, anzi ancora più in là. Nel 1982 l’astronauta francese Jean Loup Chretien e i due cosmonauti sovietici (la guerra fredda ci ha regalato un vocabolario bellissimo) Vladimir Dzhanibekov e Aleksandr Ivanchenkov hanno portato con loro nella loro missione spaziale la serigrafia Doupla Oervegn apparsa sulla copertina del numero di luglio de Le Courier de l’UNESCO di quell’anno.

Dove?

La mostra è ubicata nel settecentesco palazzo Zichy, i signori di Obuda, la terza città accanto a Buda e Pest a formare Budapest nel lontano 1867. Arrivarci è facile, basta prendere dal ponte Margherita lato di Buda o da Batthyany tèr (metro rossa) la metropolitana di superficie (la mitica Hèv, color verde, quella che arriva fino alla cittadina dal sapore mediterraneo, così dicono, di Szentendre) e scendere a Szentlelek tèr (piazza dello Spirito Santo), il museo è giusto di fronte alla fermata. Siamo a un tiro di schioppo dall’ingresso dell’isola di Obuda, dove tra pochissimo si aprirà il grande Sziget fesztival, ma se dal bel giardino all’ingresso del museo sentite forte e chiara qualche melodia, con ogni probabilità viene dal Kobuci kert, il locale estivo con un bellissimo programma di eventi e concerti, e nella piazza alle spalle nn dimenticate di salutare le signorine con l’ombrello, la celebre statue di Imre Varga, che qui aveva il suo studio e la statua di Szinbad, personaggio di Krudy Gyula, scrittore ungherese di fine ottocento (lui viveva appena dopo il ponte) sempre col suo froccs, lo spritz di acqua e vino appoggiato al tavolo in bronzo, per rinfrescarsi nelle calde serate estive…

Se vieni in visita a Budapest e cerchi una guida turistica diversa dalle altre contattami per un tour della città: un tour Budapest classica, il tour del quartiere ebraico, della Budapest liberty o  per un tour su misura solo per te.

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