(S)realismo Socialista, quando il reale era virtuale in mostra (gratis) a Budapest.

In una piccola mostra gratuita in un teatro Bauhaus il realismo socialista, come specchio per interpetare l’Ungheria di oggi

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Come guida del tour Budapest comunista non posso che consigliare su queste pagine virtuali la mostra (S)realismo nella galleria del Teatro Atrium, Margit korut 55, a due passi da piazza Szell Kalman, uno dei punti per raggiungere il quartiere del castello di Buda dai piedi della collina…

il teatro di per sé è un gioiellino del Bauhaus magiaro, con i suoi pavimenti a scacchi come in un film di ejzenstein, le vecchie porte a battente e i rossi e arancioni di arredamento, il bancone del bar enorme e le prospettive da cinema anni 40..

Il Realismo socialista: Socialista come le figure possenti, muscolose, squadrate e senza tempo dell’uomo nuovo socialista, Realista come la realtà del popolo ungherese che doveva rappresentare.

e le mostre gratuite che ospita nella sua galleria son chicche da non perdersi, come questa mostra (dal titolo lo ripeto “S-realismo”) che espone opere (d’arte) dei decenni 50-60, quando lo stile di regime era il Realismo socialista:

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La mostra è curata dal geniale e osteggiato dal regime (pardon mi è scappata) regista teatrale Alfoldi Robert (controcorrente, gay dichiarato, ex direttore del teatro nazionale Ungherese, il teatro più prestigioso del paese, dal quale è stato allontanato con dubbie manovre).

Sue le parole di presentazione, che qui sotto traduco più o meno alla lettera e che vogliono dire: per capire questi tempi odierni di partito unico di governo (l’Ungheria ha da 3 legislature un unico partito al governo con più dei 2/3 dei seggi in parlamento da solo) rivolgiamo lo sguardo al recente passato.

Sotto il partito unico dal pensiero unico si può fare arte? E la realtà che ci viene mostrata nei media di governo o sui social è reale, realistica o virtuale e chi ne è artefice è artista?

La risposta è nel lascito di Verdi nel finale del Falstaff: tutto al mondo è arte (della finzione).

Sono i tempi del partito unico. Come Pierino può immaginare. E nn lo ha immaginato Pierino, purtroppo. Una raffigurazione specificatamente realistica della realtà. La realtà, come se non fosse realtà. La realtà come realtà immaginata. Realtà come realtà socialista. Ovvero una realtà inventata e cesellata di ferro e di fuoco. Ovvero non realtà. Bensì idea. Idea dolorosa e aggressiva. Usando le parole d’oggi: una realtà virtuale. E in questo specchio, queste opere d’arte esistono per davvero? Si, come opere d’arte. Socialismo e realismo. S-realismo. Opere d’arte, di questi tempi del partito unico. eppure opere d’arte.” (Alföldi Robert)

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