le 4 tigri di Budapest

la probabile chiusura dopo 15 anni del più grande mercato cinese dell’est Europa…[e se amate i racconti e le storielle leggete prima questo… link]

kinai

Il viaggiatore un po’ curioso se ha qualche giorno in più da dedicare alla visita di Budapest e alla scoperta di una delle più interessanti capitali europee mi chiede ogni tanto qualche notizia in più sul tour del quartiere multietnico, il VIII distretto, che già nel 1910 era abitato per 2/3 da stranieri..
Io gli descrivo i palazzi tardoliberty, la piccola e media borghesia ebraica e le piazze brulicanti di commercianti e zingarelle dalla gonna lunga coloratissima, le vie degli zingari e i ricordi della comunità slovacca, le case degli artisti, la via Pàl, dove Molnar Ferenc ambientò il suo toccante racconto classico della letteratura per ragazzi. e non.
 e poi se proprio vuole lo accompagno in quattro fermate di tram al mercato cinese, il più grande mercato cinese dell’Europa centrale, qui dal glorioso 1997, su un’area enorme, una vera esperienza per gli occhi e per capire in un batter d’occhio cos’era l’ungheria ieri e cosa sta diventando oggi, perchè le grandi città si amano se si amano questi grandi quartieri multietnici…
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Eccoci qui di fronte c’è il mercato cinese di Budapest enorme, labirintico e coloratissimo, tetti bassi di lamiera, lunghi corridoi tra bancarelle, chincaglieria e merce normale e improbabile, ma anche i migliori chioschetti di cibo etnico di Budapest e forse dell’Europa Centrale, la grande scritta all’ingresso in ideogrammi Mercato delle 4 tigri e sopra mercato di jozsefvàros, il mercato del distretto, e tantissima varia umanità di mille popoli orientali (tanti i vietnamiti che sono subentrati, ma anche mongoli, uzbechi..) e centroeuropea come solo i mille colori e un crogiuolo di culture sa dare… tra scarpe, borse, abbigliamento, i-phone e lamette per la barba, cinesine che mangiano composte la loro zuppa di vermicelli in una scodella colorata, zingari con enormi fasci di banconote in mano e capannelli di 4 che giocano a carte tra grida e carte sbattute violentemente su uno scatolo di cartone.
 E questo nato sui terreni affittati dalla MAV, le ferrovie dello stato ungheresi,  lì dove c’era l’interporto industriale, sui binari della vecchia stazione di Jozsefvaros, la prima nata nel 1870 e poi subito spodestata dalle due grandi stazioni Est e Ovest, manco fossimo a Monopoly.. e ancora visitabile, col suo color crema, la calma irreale di una stazione ferma praticamente da 100 anni e l’aria da stazione di campagna, lì dove la città ancora nn era arrivata 100 anni fa..
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I cinesi erano una comunità sorprendentemente numerosa nei primi anni 90,quando Budapest diventò la loro porta per l’Europa e grande centro logistico per i loro commerci. Si sistemarono qui, qui nell’VIII distretto, all’interno degli ex enormi capannoni della Ganz di Pest sulla grande strada all’uscita del distretto, dove per oltre un secolo si son prodotti motori a vapore poi elettrici poi diesel per locomotive, navi, caldaie, trattori, trebbiatrici,  e poi tutta la grande industria metallurgica orgoglio di una nazione: ponti (3200 dei 3300 ponti in ferro in Ungheria costruiti durante la ricostruzione, tra cui il ponte Elisabetta) .Qui dove la produzione dei mezzi a vapore finì solo nel1958! Grande industria da 20.000 addetti, export per il  70% nei paesi del patto di Varsavia (Polonia, Bulgaria, Yugoslavia, Albania), ma anche l’Egitto di Nasser, dove costruì il ponte sul Nilo a Helwani (lungo 810 metri e largo 12), Burma e Argentina..
Si può entrare anche qui nei capannoni industriali, soffitti enormi di 20 metri con ancora argani e carrucole industriali e tanta lamiera rosso bruna e verde, e sotto il piccolo commercio…
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ma bisogna cogliere le occasioni quando capitano, senza aspettare, tutto questo fino ad oggi o almeno quasi, perchè salvo clamorose sorprese oggi il mercato è stato fatto chiudere

perchè oggi è stata ormai la zona è a ridosso del centro, in una zona verde e ben servita dai mezzi e dalle vie di comunicazione, residenziale quanto basta per farci un bel centro sportivo con campi da tennis e da calcetto, ma anche basket, beach volley e piscina, oltre a una disco, un ostello, un ristorante e una bowling per il piacere della nuova gentry del quartiere anche ha bisogno dei suoi servizi..  ma i cinesi sono invece sicurissimi che il loro contratto a lunghissimo termine sia ancora valido, “vedremo domani che succederà” mi ha detto la signora vietnamita del chioschetto dove sono per l’ultimo boccone romantico andato prima che sia tutto tardi…  nel caso l’altra Budapest sarà tra i primi a sapere dove si sposterà..

 photos..

Foto di Kallò Pèter e Stefano De Grandis

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